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Svelato il ruolo protettivo dell’albumina nella malattia del fungo nero (e perché l’infezione si è diffusa in India durante il Covid)

di webmaster | Gen 8, 2026 | Tecnologia


La malattia del fungo nero o mucormicosi è una rara infezione fungina che provoca la comparsa di caratteristiche macchie nere, e la necrosi dei tessuti infettati. Ha una mortalità che raggiunge anche il 50% dei casi, e ha fatto parlare di sé nel 2021, quando in India una misteriosa epidemia di questa patologia è coincisa con la seconda ondata di Covid 19, infettando e uccidendo migliaia di persone in poche settimane. Le cause di quella improvvisa, e inattesa, epidemia di fungo nero non sono mai state comprese del tutto, ma un nuovo studio guidato dai ricercatori dell’università di Creta, e pubblicato su Nature, potrebbe aiutare a fare chiarezza, individuando nell’albumina, una delle proteine più comuni all’interno del sangue, la possibile spiegazione.

Il fungo nero

In effetti, non è facile comprendere cosa trasformi delle normali muffe in un’infezione potenzialmente letale: a causare la mucormicosi sono infatti le spore di alcune specie fungine comunemente presenti nel suolo, che una volta entrate nell’organismo umano per inalazione o attraverso una ferita provocano la necrosi dei tessuti in cui si insediano, e quindi la comparsa delle macchie nere che caratterizzano la malattia.

Il particolare importante da tenere a mente è che trattandosi di funghi estremamente comuni, entrano in contatto con l’essere umano continuamente, ma solo in una sparuta minoranza di casi provocano la malattia del fungo nero. Almeno di norma: durante la seconda ondata di Covid indiana qualcosa ha reso la mucormicosi ben più frequente del normale. E anche se si è cercato di spiegare l’evento con l’utilizzo dei corticosteroidi – farmaci utilizzati per prevenire le reazioni infiammatorie di Covid 19 che, sopprimendo l’azione del sistema immunitario, possono rendere più esposti ad altre infezioni secondarie – in molti nella comunità scientifica ritenevano che mancasse ancora qualcosa all’appello. Per questo, i ricercatori greci hanno deciso di approfondire i meccanismi che guidano l’infezione dei funghi neri.

Il ruolo dell’albumina

Lo studio è partito dalla constatazione che i funghi vengono rapidamente neutralizzati se messi in contatto con un campione di sangue di una persona sana. Mentre in quello di una persona malata di mucrormicosi proliferano in modo incontrastato. Qualcosa deve differenziare il sangue delle persone che sviluppano la malattia, e dalle loro indagini i ricercatori greci hanno identificato come principale sospettato l’albumina, sempre presenti a livelli molto bassi nei campioni provenienti dai pazienti colpiti da mucormicosi.

Rimuovendo l’albumina da campioni di sangue di persone sane, e infettandoli con le spore dei funghi, hanno quindi dimostrato che effettivamente l’assenza di questa proteina favorisce la proliferazione aggressiva di queste specie fungine. E che di contro, iniettando albumina nel sangue di topi modificati geneticamente per non produrla è possibile prevenire l’insorgenza della malattia. La scoperta potrebbe quindi aprire le porte allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici contro la mucormicosi: la somministrazione di albumina potrebbe rappresentare un trattamento efficace, soprattutto se somministrato precocemente. Ed è esattamente quello che stanno verificando ora i ricercatori, con uno studio di fase 2 che ha reclutato pazienti oncologici con bassi livelli di albumina, per verificare se l’aggiunta della proteina in vitro rende il loro sangue maggiormente capace di neutralizzare le spore dei funghi che causano la malattia.

Come funziona l’albumina

Studiando l’attività dell’albumina in vitro, gli autori dello studio ritengono di aver compreso un possibile meccanismo con cui previene le infezioni fungine. Hanno scoperto infatti che gli acidi grassi liberi, molti dei quali sono noti per svolgere un ruolo nella difesa immunitaria, sono l’elemento chiave: legandosi all’albumina questa proteina gli impedisce di ossidarsi, e questo, a sua volta, permette loro di penetrare nel fungo e impedirgli di attivare i geni necessari per la crescita e la produzione della sua pericolosa tossina. Lo stesso meccanismo potrebbe chiarire inoltre perché la mucormicosi risulta relativamente comune in associazione al diabete di tipo 2: i pazienti diabetici presentano un’albumina che accumula residui zuccherini, il che la rende meno capace di legare gli acidi grassi e di proteggerli dall’ossidazione, e quindi meno efficaci nel distruggere le spore fungine.

Discorso simile, infine, per Covid-19: se i corticosteroidi possono certamente aver giocato un ruolo nella diffusione della mucormicosi, l’infiammazione sistemica causata da Sars-Cov-2 è un altro meccanismo in grado di sopprimere la produzione di albumina, e quindi la patologia può rappresentare un importante fattore di rischio per lo sviluppo della malattia del fungo nero, specie in zone in cui è di per sé relativamente più comune della norma, come capita in diverse aree dell’India.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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