La visita a Nanchino e al mausoleo di Sun Yat-sen ha avuto un forte valore simbolico. Sun è una figura condivisa nella memoria storica di entrambe le sponde, e Cheng ha volutamente enfatizzato le radici comuni tra Cina e Taiwan, contrapponendosi alla narrativa identitaria del DPP. Le sue dichiarazioni, comprese quelle sull’orgoglio di essere cinesi, rafforzano questa impostazione e si inseriscono in una strategia più ampia di riavvicinamento culturale oltre che politico.
Gli obiettivi di Xi Jinping
Per Xi, il viaggio di Cheng è uno strumento su più livelli. Sul piano interno, serve a dimostrare che il dossier della “riunificazione” è vivo e sotto controllo, evitando pressioni nazionaliste per azioni più radicali. L’incontro consente anche di attribuire la responsabilità della mancata unificazione al DPP, rafforzando la narrativa secondo cui il problema non è Taiwan nel suo insieme, ma il suo governo “secessionista”.
Sul piano taiwanese, Xi mira a legittimare il Kmt come interlocutore credibile, contrapponendolo al DPP senza ricorrere a un’escalation militare. Tuttavia, questa strategia è rischiosa: una percezione di eccessiva vicinanza a Pechino tende storicamente a penalizzare il Kmt nelle urne.
A livello internazionale, l’obiettivo è ancora più evidente. Pechino vuole presentarsi come una “potenza responsabile”, che privilegia il dialogo rispetto alla forza, soprattutto in un momento in cui gli Stati Uniti appaiono più imprevedibili. Il messaggio è chiaro: mentre Washington agisce militarmente, la Cina dialoga persino su Taiwan.
La strategia di Cheng
Dal canto suo, Cheng utilizza il viaggio per costruire una doppia legittimazione. Internamente, vuole presentarsi come l’unica figura capace di dialogare direttamente con Xi, rafforzando la propria posizione in vista delle elezioni locali e presidenziali. Esternamente, cerca di mostrarsi anche agli Stati Uniti come una garante di stabilità, capace di ridurre il rischio di crisi nello Stretto.
La sua linea si fonda su un equilibrio delicato: difendere il “consenso del 1992” senza apparire subordinata a Pechino, negare qualsiasi cessione di sovranità e allo stesso tempo promuovere la ripresa dei rapporti economici e sociali con la Cina continentale. Il messaggio chiave è che Taiwan non deve scegliere tra Cina e Stati Uniti, ma può mantenere relazioni con entrambe le potenze.
Lo scontro sul riarmo: deterrenza contro dialogo
Il viaggio avviene in un momento di forte tensione sul tema del riarmo. Il presidente Lai Ching-te spinge per un aumento significativo della spesa militare e per nuovi acquisti di armi dagli Stati Uniti, ma il piano è bloccato in parlamento dall’opposizione guidata dal Kmt.


