Come accennato, Tarot ha origini letterarie; Adams ha collaborato alla sceneggiatura semplificando la trama e le nozioni del libro, ma mantenendo l’idea centrale del legame tra divinazione, destino e morte. Il film fa parte di una lunga, ricca e divertentissima lista di titoli horror teen o young adult, spesso di origini americane (ma negli ultimi anni anche asiatiche) incentrati su giovani vittime di maledizioni. La formula è più o meno la stessa, con alcune variazioni: per caso – o perché se la sono andata a cercare -, un gruppo di amici si imbatte in un oggetto maledetto, visita un sito infestato o attira l’attenzione di qualche entità malevola. I protagonisti vengono fatti fuori, di solito entro un numero di giorni prestabilito, uno a uno in modi sempre più efferati e l’unico modo per salvarsi è individuare e fermare l’entità soprannaturale centenaria, rancorosa in cerca di vendetta dietro alla maledizione.
Il più famoso esemplare del filone, a oggi ,resta Final Destination e i suoi seguiti, il più bello è senza ombra di dubbio Talk to Me, altri esemplari che offrono un buon svago senza impegno sono Ouija – L’origine del Male del 2016, Wish Upon del 2017, Truth or Dare – Obbligo o verità del 2018 e Countdown del 2019. Sul fronte asiatico, da non perdere – si trovano in streaming – il coreano Gonjiam: Haunted Asylum e il suo remake (meglio dell’originale) filippino Strange Frequencies: Taiwan Killer Hospital, dove un gruppo di influencer affamati di fama e soldi trascorre una notte in in luogo maledetto con terribili conseguenze. Come i precedenti, Tarot è un horror di monito per i giovani: la curiosità e la trasgressione vengono puniti. Su Rotten Tomatoes la pellicola degli esordienti Spenser Cohen e Anna Halberg ne esce malissimo, con il 17%, perché giudicato banale e ripetitivo, ma noi non ci sentiamo di criticarlo così aspramente: la grafica dei tarocchi è macabra e accattivante, la prevedibilità della trama rassicurante e l’intrattenimento spensierato e ideale per la visione collettiva.


