Negli ultimi mesi si parla molto della tassa da 2 euro applicata ai pacchi di piccolo valore provenienti da fuori Europa. Questa misura nasce per frenare l’arrivo massiccio di spedizioni low-cost da marketplace internazionali, spesso vendute a prezzi bassissimi grazie all’assenza di dazi. Tuttavia, come riportato da diverse fonti del settore logistico, la tassa non sempre viene effettivamente pagata. In questo articolo vediamo in modo semplice come funziona questo meccanismo e perché, di fatto, può essere aggirato.
Come dovrebbe funzionare la tassa sui piccoli pacchi
L’obiettivo della tassa è permettere allo Stato di recuperare una piccola somma per ogni spedizione di valore minimo inviata da paesi extra UE, come Cina o altri mercati asiatici. In teoria:
- la tassa viene applicata quando un pacco entra direttamente in Italia;
- il corriere dovrebbe addebitare i 2 euro al destinatario o al venditore;
- la procedura è collegata alle dichiarazioni doganali, quindi avviene al momento dello sdoganamento.
Tutto questo, però, funziona solo se l’ingresso nell’Unione Europea avviene direttamente nel nostro paese. Ed è qui che nasce il problema.
Il trucco degli hub europei
Molti grandi marketplace non fanno arrivare i pacchi direttamente in Italia. Al contrario, utilizzano hub logistici situati in altri paesi dell’Unione Europea, ad esempio:
- Paesi Bassi
- Belgio
- Germania
- Polonia
Questi centri si occupano dello sdoganamento iniziale. Una volta completata la procedura nel primo paese UE in cui i pacchi arrivano, la merce può circolare liberamente all’interno dell’Unione senza ulteriori controlli doganali. Questo significa che:
- i pacchi risultano già “sdoganati” quando entrano in Italia;
- non viene applicata alcuna tassa aggiuntiva;
- il corriere italiano riceve la merce come semplice trasporto interno.
Il risultato? La tassa da 2 euro, pur prevista dalla normativa, non viene riscossa in molti casi concreti.
Perché le aziende utilizzano questa strategia
I grandi operatori logistici europei offrono servizi molto efficienti per lo sdoganamento centralizzato. Per i marketplace internazionali questo comporta diversi vantaggi:
- meno costi e procedure più semplici;
- possibilità di gestire volumi enormi in un unico hub;
- spedizioni più veloci grazie ai camion che distribuiscono i pacchi in tutta Europa;
- aggiramento di tasse aggiuntive previste da singoli stati, come appunto quella italiana.
Di conseguenza, consegnare migliaia di pacchi in Italia tramite camion è molto più semplice che affrontare la dogana italiana per ogni singola spedizione.
Cosa significa per gli utenti italiani
Per gli acquirenti finali la situazione, almeno per ora, è neutra: i pacchi continuano ad arrivare con le stesse modalità e raramente viene chiesto il pagamento dei 2 euro. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti da considerare:
- la normativa potrebbe cambiare in futuro per rendere la tassa realmente applicabile;
- in alcuni casi isolati i corrieri potrebbero comunque richiedere costi aggiuntivi;
- se l’Italia dovesse intensificare i controlli, potrebbero aumentare i tempi di consegna.
Per ora, però, la maggior parte delle spedizioni passa da hub europei e arriva senza ulteriori tasse.
Conclusioni
La tassa sui piccoli pacchi nasce con buone intenzioni, ma nella pratica viene facilmente aggirata grazie allo sdoganamento anticipato in altri paesi UE. Questo sistema permette ai marketplace internazionali di continuare a spedire in Italia a basso costo, senza costi aggiuntivi per gli utenti e senza rallentamenti significativi.
Continueremo a monitorare eventuali cambiamenti legislativi e aggiornamenti dai corrieri, in modo da offrirti sempre guide chiare e aggiornate sulle spedizioni internazionali.


