I principali ospiti
“Cristoforetti e Bencivelli apriranno il Festival con una discussione su spazio tra Italia, Europa e mondo; avere una donna che si sta spendendo per l’esplorazione spaziale è il messaggio più bello. Amo tantissimo di questa prima edizione la presenza di David Quammen, autore di un libro bellissimo, L’evoluzionista riluttante, una biografia su Charles Darwin: gli abbiamo chiesto di raccontarci com’è la sensazione, l’emozione, il sentire più generale delle persone che sanno che stanno per cambiare il mondo”.
Non solo Stem, spazio alle ibridazioni
All’evento saranno previsti anche eventi dedicati alle scuole, con l’obiettivo di avvicinare gli studenti alla scienza come strumento per orientarsi in un mondo sempre più complesso a partire da quello del lavoro. Non a caso ci saranno, spiega il direttore scientifico, “ momenti di riflessione sul futuro delle professioni, incontreremo persone che lavorano nella mobilità, nell’elettrificazione, nell’automazione della mobilità”
Ma non di sole Stem vive il festival, come dimostra ad esempio l’appuntamento “Pochi simboli in fila: tra equazioni e poesia” con Filippo Capobianco, attore, poeta e vincitore della Coppa del Mondo 2023 di Poetry Slam a Parigi, che accompagnerà il pubblico nella comprensione delle parole comuni alla scienza e alla poesia, come “tecnica, meraviglia, sintesi e ricerca”.
L’ibridazione è voluta, “pensando che il linguaggio scientifico si debba contaminare e viceversa. Insomma, è un Festival che prova a disegna anche un mondo diverso da quello che viviamo, partiamo da questo, non ci inventiamo delle nuove regole” afferma il direttore.
Spicca, tra le proposte culturali, anche il dialogo a due voci tra il trombettista e compositore Paolo Fresu e la cantautrice Ginevra, per esplorare il rapporto tra musica e innovazione in un’era dove gli strumenti digitali cambiano il modo di comporre e di fare ricerca sonora.
Nei diversi ambiti, il Festival chiama gli ospiti a guardare al futuro, con un approccio votato al What’s Next.
Ma se un Festival si definisce per quello che racconta, al contempo si posiziona anche su quello che decide di non raccontare o mettere in una posizione diversa rispetto alle aspettative. Nel caso di Tecnòpolis qualche scelta è stata fatta e il palinsesto lo rispecchierà: “Parleremo di intelligenza artificiale, però non siamo partiti da lì un po’ perché non è il fine ma è piuttosto lo strumento e poi perché ne hanno parlato tutti a proposito e a sproposito negli ultimi anni. Non è un Festival sull’intelligenza artificiale, è un Festival sul futuro, mi interessa forse più la poesia, come sapremo scrivere o parlare in pubblico piuttosto che la tecnologia in sé che è importantissima. Siamo un po’ usciti dalla moda di doverne parlare per forza“.


