[ad_1] Telegram supera Whatsapp in Italia, TikTok Shop cresce per e-commerce fake, le piattaforme Meta dominano, ma i “rapporti personalizzati” via chat restano chiave per credibilità e somme alte. Il fenomeno delle frodi online è in costante crescita e, anche…
Telegram supera Whatsapp in Italia, TikTok Shop cresce per e-commerce fake, le piattaforme Meta dominano, ma i “rapporti personalizzati” via chat restano chiave per credibilità e somme alte. Il fenomeno delle frodi online è in costante crescita e, anche se avere dati precisi è piuttosto difficile, a livello globale le perdite per le vittime delle truffe sono quantificabili in miliardi di euro. A dare un quadro di come si muovono i truffatori e degli strumenti che utilizzano è il Revolut Consumer Security and Financial Crime Report 2025, che analizza i casi individuati sulla piattaforma. Quello che è emerge è un panorama estremamente variegato, in cui però i social network continuano a rappresentare il migliore territorio di caccia per i truffatori.
La truffa rende più del furto
I dati registrati da Revolut comprendono due diverse tipologie di frodi finanziarie: da una parte le transazioni non autorizzate, per esempio attraverso il furto dei dati della carta di credito o un attacco cyber. Dall’altra le vere e proprie truffe, in cui la vittima viene indotta con l’inganno ad autorizzare un pagamento. In questa seconda categoria ricadono le false vendite di beni e servizi, le truffe finanziarie e schemi più complessi come quello del “romance scam”, che fa leva sulla creazione di una (finta) relazione affettiva con la vittima, o l’impersonificazione della vittima.
Secondo il report, la seconda categoria è quella che porta i maggiori guadagni ai cyber criminali. In media, le somme estorte tramite schemi truffaldini sono 13 volte più alte di quelle sottratte attraverso la compromissione degli strumenti di pagamento. A giustificare questa differenza c’è il fatto che i cyber criminali che utilizzano tecniche che sfruttano pagamenti non autorizzati tendono a muovere piccole somme di denaro, per fare in modo che le transazioni passino inosservate e non vengano bloccate dalle vittime. Nel caso delle truffe, invece, la visibilità del pagamento non è un problema.
Le frodi corrono su social network e messaggistica
Il 33% delle truffe ha origine dai social network, con una prevalenza netta delle piattaforme di Meta. I dati di Revolut riportano però come Instagram (6%) sia relativamente poco utilizzato, mentre Facebook è stato identificato come vettore di diffusione di frodi nel 21% dei casi.
In crescita anche le inserzioni truffaldine su TikTok che, nonostante sia utilizzato dai criminali solo nel 6% dei casi, nei precedenti report non veniva nemmeno citato. Secondo i ricercatori, la crescita del 500% dei casi di truffe sulla piattaforma sarebbe legata al successo del marketplace e-commerce TikTok Shop.
Sul fronte delle piattaforme di messaggistica online, invece, il report di Revolut sottolinea la crescita di Telegram (21%), che supera Whatsapp (17%) in questa particolare categoria. Un dato che in Italia è addirittura impressionante: il 34% delle truffe arrivano infatti da Telegram.
In crescita le truffe legate alla ricerca di lavoro
Le frodi più comuni sono quelle legate alla falsa vendita di prodotti. Nel 57% dei casi registrati, infatti, l’esca era rappresentata dalla classica “offerta speciale” a cui le vittime non hanno saputo resistere, salvo poi non aver ricevuto alcunché a fronte del pagamento.

