Le terapie psichedeliche entrano nel dibattito politico e sanitario italiano. Il 19 dicembre l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica ha presentato al ministero della Salute un appello per chiedere che anche l’Italia apra, in modo regolato, all’utilizzo clinico di questi trattamenti, sulla base di evidenze scientifiche disponibili.
La lettera, indirizzata ai ministri della Salute e della Difesa, è stata firmata da oltre 170 tra medici, ricercatori e psicoterapeuti, con l’obiettivo di colmare un vuoto normativo che oggi limita l’accesso a trattamenti già oggetto di studi avanzati a livello internazionale.
L’appello non chiede liberalizzazioni né scorciatoie, ma l’attivazione di strumenti già previsti dall’ordinamento sanitario. Tra le richieste principali c’è l’avvio dell’uso compassionevole di queste terapie per pazienti che non rispondono alle cure convenzionali, il loro impiego nell’ambito delle cure palliative e la promozione di progetti pilota per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico, in particolare per il personale militare rientrato da missioni operative.
Basarsi sulle evidenze scientifiche per il riconoscimento istituzionale
A sostenere l’appello non è soltanto una parte della comunità scientifica internazionale, ma anche la stessa Unione europea, che negli ultimi anni ha iniziato a investire direttamente nella ricerca sulle terapie psichedeliche. È il caso del progetto psyPal, finanziato dalla Commissione europea con 6,5 milioni di euro, che studia l’impegno della psilocibina nel supporto psicologico dei pazienti oncologici in fase avanzata. Un finanziamento che riconosce, a livello istituzionale, la sicurezza e l’efficacia di queste terapie se utilizzate in contesti clinici controllati e integrate con la psicoterapia. Non si tratta, inoltre, di un terreno inesplorato: le terapie psichedeliche trovano già applicazione regolata o programmi di accesso controllato i paesi come Canada, Stai Uniti, Regno Unito, Svizzera, Israele, Australia e Repubblica Ceca, soprattutto nel trattamento della depressione resistente, del disturbo da stress post-traumatico e nelle cure palliative.
Negli ultimi anni numerosi studi clinici hanno infatti evidenziato risultati significativi nell’uso di sostanze come la psilocibina e l’Mdma in associazione a percorsi psicoterapeutici strutturati. In particolare, le ricerche indicano miglioramenti duraturi nei sintomi di depressione grave, ansia e disturbo post-traumatico da stress in pazienti per i quali le terapie tradizionali si sono dimostrate inefficaci.
Oggi in Italia c’è un vuoto normativo sulle terapie psichedeliche
In Italia l’uso terapeutico delle sostanza psichedeliche non è espressamente vietato, ma manca un quadro normativo chiaro che ne consenta l’applicazione clinica. Esistono strumenti come le sperimentazioni autorizzate dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e le procedure per l’uso compassionevole di farmaci sperimentali, ma secondo l’Associazione Luca Coscioni questi meccanismi restano poco accessibili e non sufficienti a garantire una reale possibilità di cura.
Proprio per questo, l’appello chiede al ministero della Salute di avviare un confronto strutturato con esperti del settore, medici e ricercatori, per valutare come integrare queste terapie nel sistema sanitario nazionale, nel rispetto delle evidenze scientifiche e delle garanzie di sicurezza per i pazienti.
Una richiesta di dialogo
L’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni punta a spostare il dibattito delle posizioni ideologiche ai dati scientifici. L’obiettivo non è promuovere l’uso indiscriminato di sostanze psichedeliche, ma riconoscerne il potenziale terapeutico in contenti clinici rigorosi, con protocolli definiti e personale qualificato.


