La dipartita violenta di altre vittime che, prima di esplodere, impazziscono (la nostra preferita è quella che picchia alcuni commensali al posto di dissetarsi dalla moltitudine di bottiglie d’acqua che la circondano) ci informa anche di come il virus trasformi in esperti di arti marziali (!) e in draghi del sesso (!!). In questa trama sempre più sgangherata si inseriscono il milionario edonista Byron (Ashton Kutcher), dispensatore di perle di saggezza come “Le persone belle credono di non essere soggette alle regole” e il suo sicario personale senza nome (Anthony Ramos), un assassino monocolo psicopatico con la fissa per le canzoni di Christopher Cross che ammazza malcapitati a colpi di ascia in camere d’albergo tutte bianche (!!!). Murphy riserva proprio a questo assassino daltonico la sanità mentale che manca a tutti gli altri, affidandogli riflessioni ”profonde” e nostalgiche su un passato pre-Mtv non ossessionato dalle celebrità perfette. Anche Cooper, uno che dice cose come “è morta misteriosamente di cause naturali”, a un certo punto si fa portavoce della Generazione Z affermando: “Penso che tutto quello che facciamo, da quando raggiungiamo la pubertà fino a quando moriamo, sia per fare sesso. Andiamo in palestra a scolpire il corpo, ci tingiamo i capelli e ci rifacciamo i denti o le tette, e tutto per essere abbastanza attraenti da fare sesso”.
The Beauty si prende troppo sul serio per risultare divertente e non possiede nemmeno la leggerezza per qualificarsi come guilty pleasure: da una parte Ryan Murphy prende in giro sé stesso, persuaso che girare a Parigi e Venezia in hotel esclusivi e ostentando una messa in scena opulenta renda la serie di classe, e dall’altra prende in giro il pubblico dispensando una critica banale e ipocrita su un fenomeno su cui ha basato la propria intera carriera, non senza compiacimento. The Beauty è indietro di milioni di anni luce rispetto a Nip/Tuck, sua superba serie precedente e disamina del culto della bellezza altrettanto morbosa, cinica e basata sull’ostentazione della materia stessa della critica, ma di ben altra profondità. Mentre Nip/Tuck si manteneva, con alcune eccezioni, tra gli ambienti altolocati dei drogati di chirurgia plastica di Miami e Los Angeles, The Beauty è meno classista e tenta una panoramica di figure di ogni ceto, poveri, benestanti e straricchi accomunati dalla stessa ossessione. Su nessuno di loro riesce a operare un’analisi mirata valida e approfondita.
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