L’ombra del nazismo si estende su Immortal Man, perché Duke ha affiliazioni naziste ed è legato all’operazione Bernhard tramite un certo Beckett (Tim Roth) che sfrutta la solitudine, la rabbia e il trauma del rifiuto paterno del ragazzo per manipolarlo. Tutto il film è un gioco di cicli e ricicli, di traumi e peccati e sensi di colpa e superstizioni e visioni che ricorrono. Non è poi così strano che sia il fantasma della madre di Duke a istigare Tommy a tornare per aiutarlo, perché gli Shelby sono zingari che da sempre credono in presagi, maledizioni e morti che ritornano. Che sia un vero spirito o suggestione, non conta. Anche l’ultimo lutto che Tommy subirà è preceduto da una visione. In Peaky Blinders viene ripetuto spesso che la forza degli Shelby è la famiglia: fratelli, zie, nipoti, figli legittimi e illegittimi, una dinastia vissuta in simbiosi nel bene e nel male. Tommy l’ha abbandonata, ma quando rimane davvero da solo (Arthur è stato eliminato dal copione per i problemi personali del suo interprete Paul Anderson, Ada c’è ma non per molto), quel figlio ripudiato diventa l’ultimo parente a cui aggrapparsi.
Come un supereroe, Tommy rispolvera il costume da peaky blinder, salta sulla Bentley e parte alla volta di Birmingham, per tornare a essere il Rom Baro e vendicarsi e salvare Duke. Mentre si aggira per le strade della città a cavallo, esattamente come nella prima scena della serie, viene accolto come una star dai concittadini. In quel momento, ci ricorda qual è il suo superpotere: è un villain, ma i più lo considerano un eroe. Il suo ritorno al Garrison pub, dove riconsolida la sua autorità a colpi di granate (più tardi ribadirà il concetto con un upgrade, le mine antiuomo) è epico e dopo una prima metà di film cupissima, pesantissima e francamente faticosa da seguire, l’ultimo colpo di coda del suo campione ci fa pensare che forse abbiamo ancora bisogno di Tommy Shelby, della Birmingham cupa e spoglia immortalata da una sempre splendida fotografia e da una sempre mesmerizzante colonna sonora. Ma dei peaky blinder abbiamo ancora bisogno? O meglio, di una loro nuova generazione? Dal momento che la corona passa, questa volta definitivamente, a Duke, è inevitabile chiedersi se senza Tommy, Arthur, Polly e Ada vogliamo ancora saperne di loro. Duro e spietato e fragile e affamato di affetto come solo chi è stato rifiutato da un padre o una madre, Duke può farci bramare il loro ritorno?



