La finanza tradizionale muove i primi milioni nel mondo dei token. Dopo il battesimo del primo bond italiano basato su un registro distribuito, sostenuto da Unicredit e Cdp, arrivano sul mercato le azioni tokenizzate di Ferveo, società nata nei corridoi del Politecnico di Milano. La svolta è storica: Ferveo diventa il primo emittente italiano a portare in produzione la tokenizzazione delle proprie azioni su tecnologie Distributed Ledgers (Dlt), cioè registri elettronici diffusi i cui dati sono protetti da potenziali attacchi informatici. Lo sbarco avverà grazie alla piattaforma italiana di Fleap che custodirà il pacchetto azionario di Ferveo in un registro digitale.
Come funziona la nuova frontiera della finanza
Perché la tokenizzazione è sinonimo di efficienza
La scelta di adottare la tokenizzazione – spiega la società – nasce dall’esigenza di dotarsi di un modello di gestione delle proprie azioni più efficiente, moderno e scalabile, in grado di ridurre tempi e complessità nei processi societari. “La registrazione delle azioni su Dlt consente trasferimenti più rapidi, senza intervento notarile, una gestione del capitale sociale completamente digitalizzata e una maggiore agilità operativa”, viene dettagliato in una nota.
“È una scelta strategica che racconta la direzione in cui vogliamo andare: un’impresa più snella, trasparente e pronta a crescere. La tokenizzazione delle nostre azioni ci permette di lavorare con maggiore agilità e di prepararci alle opportunità che il mercato offrirà nei prossimi anni”, ha spiegato Angelo Gigante, socio di QO3 che è socio fondatore di Ferveo. “È un segnale forte dell’impegno nel costruire un modello di governance moderno e aperto all’innovazione”, ha aggiunto.
Fleap, che ha in mano una autorizzazione della Consob per operare in questa nicchia di mercato, consolida la sua posizione come infrastruttura italiana di riferimento per la tokenizzazione di strumenti finanziari ai sensi del decreto Fintech.
“La scelta di Ferveo rappresenta un passo avanti e conferma come, per le società non quotate, la nostra piattaforma stia diventando un punto di riferimento per il mercato. Siamo certi che nel 2026 il mercato esprimerà il proprio potenziale”, ha aggiunto il ceo della piattaforma, Thomas Iacchetti.
Cosa significa tokenizzare e perché può aprire a nuovi mercati
La tokenizzazione del pacchetto azionario di Ferveo permette di vedere calato nel mondo reale l’impianto normativo del decreto Fintech. Che sia solo il primo passo è dato per scontato dagli operatori del settore, soprattutto per le società non quotate che però voglio allargare la loro platea societaria. Wired nei mesi scorsi ha raccontato come la tokenizzazione permetta una condivisione trasparente, sicura e immutabile delle informazioni attraverso una rete di nodi distribuiti.
Per Sara Noggler, tra le più autorevoli voci italiane sulla blockchain, l’emissione di Ferveo “cambia tutto: quello che è successo è molto più importante di quanto sembri. Ferveo non ha ‘usato la blockchain’: è entrata nel nuovo sistema operativo del mercato dei capitali”.
In un suo post su Linkedin, la fondatrice di Future Blend ha spiegato che “tokenizzare azioni significa che la proprietà è digitale, tracciabile e sicura; i passaggi di mano sono più rapidi; dividendi e diritti possono essere automatizzati; la trasparenza è nativa; gli investitori possono essere global. È così che le pmi accedono a capitali internazionali; il private equity diventa più liquido; la governance diventa verificabile; il capitale diventa programmabile”.
Bankitalia ricorda anche i possibili rischi
Anche gli analisti più tradizionali riconoscono la portata della Dlt. In uno studio di Banca d’Italia pubblicato nei mesi scorsi viene evidenziato che “la tokenizzazione degli strumenti finanziari è considerata come una delle aree con maggior potenziale di crescita. Ampio è il consenso sui vantaggi che la completa digitalizzazione degli strumenti finanziari può apportare in termini di maggiori opportunità di investimento e indebitamento per investitori ed emittenti associate a tempi e costi notevolmente inferiori”, viene messo in chiaro dagli autori.
Tuttavia, scrivono nelle conclusioni dell’analisi, “non devono essere trascurate le preoccupazioni da parte delle autorità di controllo per i rischi che potrebbero originarsi da tale comparto a causa della sua ancora parziale regolamentazione e che potrebbero trasferirsi alla finanza tradizionale e, da questa, all’economia reale”. Una minaccia che, secondo gli autori, deve essere disinnescata dalla vigilanza delle banche centrali che oggi sono impossibilitate a tenere il passo dell’innovazione anche perché manca un registro che tenga conto, in Italia e in Europa, di tutti coloro che scelgono questa strada.


