Turni infiniti
Se c’è un elemento che The Pitt restituisce con una precisione quasi fisica è la fatica. I turni sembrano infiniti (la seconda stagione consta di 15 episodi e ogni episodio racconta un’ora del turno), i volti si svuotano, la lucidità diventa una risorsa preziosa da gestire e centellinare.
“Vorremmo tutti avere persone sveglie, riposate e in forma fisica quando si curano di noi”, commenta il medico italiano. Ma la realtà è diversa. Coprire i turni significa spesso scegliere tra due opzioni: meno personale, ma con attese più lunghe; più personale insieme, ma più stanco per le inevitabili ore di straordinario che si verrebbero a determinare. Nel mezzo, una carenza strutturale che arriva da lontano: “Paghiamo almeno due decenni di cattiva programmazione, tra blocchi delle assunzioni, pensionamenti non compensati e fughe verso specialità meno esposte e meglio retribuite”.
AI in (pronto) soccorso
In questa seconda stagione di The Pitt fa il suo ingresso anche l’intelligenza artificiale: non come soluzione miracolosa, ma come una coprotagonista silenziosa (e a tratti ambigua).
Anche per Coen – proprio come per la dottoressa Al-Hashimi di The Pitt – il primo vantaggio dell’AI in Pronto Soccorso è di tipo organizzativo: “Può aiutare i medici a liberarsi della burocrazia e a gestire meglio un carico amministrativo ormai soffocante. Oggi, negli ospedali come nella medicina di base, si perde una quantità enorme di tempo tra moduli da compilare e dati da inserire nei sistemi informatici. Se l’AI riesce a semplificare questi passaggi, a mettere ordine nelle informazioni e a restituirle in modo chiaro, può fare davvero la differenza. E ben venga. Anche sul fronte della diagnostica, soprattutto per immagini, dove in alcuni ambiti sta già superando l’uomo”.
Ma quando si passa alla decisione clinica, il tono cambia. “È la parte più discutibile, e anche più rischiosa, perché una persona non è solo un insieme di dati ma è fatta anche di bisogni, di desideri, di elementi sociali, che difficilmente si riescono oggi a restituire alle macchine”. Il vero rischio, però, ancora una volta è la responsabilità: “Se l’AI suggerisce una scelta, poi chi decide davvero? E chi risponde se qualcosa va storto? Per questo l’intelligenza artificiale deve restare uno strumento per il medico, ma non una sostituzione”.
A.A.A. Infermieri cercasi
C’è una presenza, in The Pitt, che è al centro più di quanto non lo sia nel racconto pubblico: quella del personale infermieristico. “Non dovrebbe più essere considerato in alcun modo subordinato”, dice convinto Coen. “Negli ultimi decenni questa professione è cambiata radicalmente: laurea universitaria, anche magistrale, autonomia crescente, competenze sempre più ampie. Si tratta di una vera e propria professione parallela a quella medica, non ancillare, e come tale dovrebbe essere considerata, anche dal punto di vista economico”. Invece, quello degli infermieri rappresenta forse il punto più fragile del sistema sanitario, almeno in Italia. “Se per il rapporto medici-abitanti siamo più o meno in linea con la media europea, per il numero di infermieri siamo drammaticamente sotto e la carenza è strutturale. Mancano, e mancheranno sempre di più”.
