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Tracce del dna di Leonardo da Vinci potrebbero essere state scoperte su un disegno a matita sanguigna chiamato Santo Bambino

di webmaster | Gen 7, 2026 | Tecnologia


In un’esclusiva su Science alcuni scienziati del Leonardo da Vinci DNA Project (Ldvp) raccontano che, analizzando il disegno Santo Bambino e altri manufatti rinascimentali, come le lettere scritte da un suo parente, hanno recuperato alcune sequenze di dna del cromosoma Y che sembrerebbero appartenere a un gruppo genetico di persone con antenati comuni in Toscana, proprio dove nacque, nel 1452, il genio e maestro rinascimentale.

Il dna

I reperti storici possono accumulare dna dall’ambiente e potenzialmente offrire informazioni utili sulle persone che li hanno creati e maneggiati, ma farlo su oggetti così preziosi senza danneggiarli o contaminarli è davvero una sfida molto complessa. Oggi, infatti, le decisioni sulla paternità di un’opera dipendono dal parere di esperti, ad esempio su come è stata realizzata una pennellata. I ricercatori del nuovo studio hanno così sviluppato un metodo di tamponamento estremamente delicato per provare a raccogliere materiale biologico. Hanno quindi estratto piccole quantità di dna, che hanno fornito informazioni utili. “Abbiamo recuperato miscele eterogenee di dna non umano”, si legge nello studio pubblicato sulla rivista pre-print bioRxiv, “e, in un sottoinsieme di campioni, segnali sparsi di dna umano specifico maschile”.

L’indizio su Leonardo da Vinci

In particolare, dalle analisi gli scienziati hanno concluso di aver trovato la corrispondenza più vicina all’interno dell’ampio lignaggio E1b1b, un lignaggio del cromosoma Y (le cui sezioni vengono trasmesse quasi invariate da padre in figlio) che è oggi presente con frequenze notevoli in Europa meridionale, tra cui l’Italia, in Nord Africa e in alcune parti del Vicino Oriente. Secondo quanto riportato da Science, parte del dna potrebbe provenire dallo stesso Leonardo da Vinci. “I dati ottenuti sui marcatori del cromosoma Y hanno suggerito assegnazioni all’interno del più ampio clade E1b1/E1b1b”, si legge nello studio. Sebbene i risultati indichino anche contributi misti, coerenti con la manipolazione moderna e altre fonti, “questi dati dimostrano la fattibilità, ma anche i limiti, della combinazione di metagenomica e analisi dei marcatori del dna umano per la scienza del patrimonio culturale, fornendo un flusso di lavoro di base per futuri studi di conservazione e indagini basate su ipotesi sulla provenienza e l’autenticazione”.

Ulteriori indagini

Questa, in sostanza, non è una prova conclusiva. Sebbene i dati suggeriscano che il dna potrebbe essere di Leonardo da Vinci, affermare che una qualsiasi traccia di dna presente nei manufatti appartenga effettivamente a lui è molto complesso. “Stabilire un’identità inequivocabile… è estremamente complesso”, ha spiegato a Science David Caramelli di Ldvp, antropologo presso l’Università di Firenze. Questo perché gli scienziati non possono verificare le sequenze genetiche dei manufatti confrontandole con il dna noto per essere stato prelevato da Leonardo da Vinci stesso. Inoltre, non aveva discendenti diretti noti e il suo luogo di sepoltura fu violato all’inizio del XIX secolo. Incoraggiati dal primo indizio sul dna di Leonardo da Vinci, gli scienziati del Ldvp sperano ora di convincere i custodi delle opere e dei quaderni di Leonardo a consentire loro ulteriori campionamenti che potrebbero risolvere il caso.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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