Titolo: crisi del Cloud in Italia: opportunità perdute e rischi di stagnazione

Negli ultimi anni, la trasformazione digitale ha preso piede in Italia, con il cloud computing rivestendo un ruolo fondamentale in questo cambiamento. Tuttavia, un recente dibattito ha sollevato preoccupazioni significative sulla sorte delle soluzioni “as-a-service” (SaaS) nel contesto degli incentivi governativi. Le associazioni di categoria, come Confindustria e Anitec-Assinform, avvertono che limitare gli incentivi legati alle tecnologie cloud potrebbe compromettere la competitività delle imprese italiane, un aspetto cruciale in un mercato dove le soluzioni cloud rappresentano già l’80% di questo settore.

Risorse disponibili, opportunità in pericolo

A prima vista, sembra che la questione dei fondi disponibili non sia il problema principale. Tra il 2020 e il 2022, il credito d’imposta per le soluzioni as-a-service ha sfiorato i 340 milioni di euro, che rappresentano appena l’1% dei 29 miliardi destinati a diverse misure di supporto. Anitec-Assinform segnala, tuttavia, che anche questo modesto investimento corrisponde a un potenziale enorme per il sistema produttivo italiano. Con una previsione di costi per l’iperammortamento tra il 2027 e il 2035 pari a 9,78 miliardi, la parte dedicata alle soluzioni immateriali vale circa 117 milioni nel complesso. Nonostante ciò, il costo netto dei canoni SaaS è sorprendentemente inferiore, il che mette in luce come si rischi di sprecare un’opportunità significativa per migliorare la produttività delle aziende italiane.

Un passo indietro per la digitalizzazione

Le recenti deliberazioni legislative sembrano ignorare i progressi fatti dal 2019 fino ad oggi, rimettendo in discussione quanto di buono è stato costruito fino ad ora nel settore. Secondo Confindustria, l’attuale formulazione del decreto attuativo riporta l’attenzione verso un’epoca in cui le tecnologie cloud erano considerate marginali. Questo è preoccupante, visto che il Paese sta cercando di posizionarsi meglio nel panorama europeo, soprattutto riguardo a tecnologie critiche come l’intelligenza artificiale e la cybersecurity, le quali sono prevalentemente offerte in modalità SaaS. L’assenza di incentivi per queste tecnologie rappresenta un paradosso inaccettabile.

Paola Generali, presidente di Assintel, sottolinea la mancanza di coraggio del governo nel promuovere la digitalizzazione del Paese, avvertendo che ogni aggiunta di complessità agli incentivi riduce ulteriormente le opportunità per le micro e piccole imprese. Per queste categorie, ogni ostacolo aggiunto è un investimento perso. È fondamentale che il governo agisca con urgenza, correggendo l’attuale impostazione e rendendo il cloud un’opzione agevolabile.

Una possibile riapertura con il Decreto Fiscale

L’ultimo spiraglio di speranza per il settore potrebbe arrivare attraverso il Decreto Fiscale, che attualmente è sotto esame in Parlamento. Diverse forze politiche hanno già presentato emendamenti per includere le soluzioni software gestionali tra i beni strumentali. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere: Giulia Pastorella, vicepresidente di Azione, ha espresso forti preoccupazioni sull’esclusione delle soluzioni in cloud dal novero degli incentivi. Per lei, tale esclusione invia un messaggio fuorviante al tessuto produttivo, sottovalutando l’importanza cruciale del digitale in un periodo di innovazione e crescita.

In conclusione, il futuro del cloud computing in Italia è in bilico. È essenziale che il governo comprenda l’importanza di sostenere le aziende attraverso incentivi adeguati e semplificazioni burocratiche. Solo così si potrà evitare di perdere ulteriori opportunità e garantire un futuro prospero per il sistema produttivo italiano, che oggi si trova a un bivio cruciale nella sua corsa verso la digitalizzazione.