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Trent’anni, la ricerca del lavoro e “una direzione giusta che ora non ho”

di webmaster | Gen 29, 2026 | Tecnologia


Questo articolo fa parte di una serie in cui l’autrice racconta gli impatti personali, affettivi e sociali di un tumore diagnosticato all’età di trent’anni e di tutto quello che resta dopo la malattia e le cure.

Venezia. Un settembre caldo e soleggiato. Qualche anno fa. Uno di quei battelli che da Venezia portano al lido. Io e un caro amico seduti a prua. Elegantissimi.

All’ultimo minuto, il destino aveva rovinato i piani di qualcuno che non eravamo noi attribuendoci, di riflesso, l’insperata occasione di soggiornare in città durante il Festival del Cinema. Non vedevamo l’ora di trascorrere tutto il tempo a disposizione in sala, a vivere, attraverso lo schermo, infinite esistenze possibili.

Inevitabilmente quando ci si trova a essere, anche solo per un attimo, spettatori dell’apice della vita che si vorrebbe vivere, si finisce per guardarsi dentro e farsi domande.

È lì, con in sottofondo il rumore del vaporetto a coprire quello del mare, che questo amico mi disse, con il candore di un bambino che sgrana gli occhi e racconta solo ciò che vede, senza pudore o obiettivo di ferire che, secondo lui, io avevo un sogno chiaro ed enorme, ma mi mancava una progettualità per arrivarci.

Ricordo che, anche se, per orgoglio, non lo mostrai, ingoiai un rospo amaro quel giorno e non ci ripesai più. Fino all’inizio di questo 2026.

Ho smesso di fare la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo.

Non so se sia stata una scelta consapevole o dipesa da tutti quei post e reel che ho iniziato a intercettare sul mio feed già da fine novembre che sconsigliano vivamente di andarsi a impelagare in questa pratica: non vorrai mica scrivere su carta altri motivi per ricordarti di aver fallito, qualora non ce la facessi!

Può anche essere che questo bombardamento social non centri, che io abbia solo imparato a non dire ad alta voce programmi e desideri che la vita, il destino, il mio corpo o chi per loro, mi sente ed è pronto a elaborare qualche scherzetto per complicare tutto.

Nulla di questo però, ha impedito al mio inconscio di riconoscere gennaio, un po’ come settembre, come il punto di inizio: ho iniziato a svuotare l’armadio e prodigarmi in approfondite descrizioni e, più o meno, curatissime foto per vendere i miei abiti usati; ho fatto pulizie in casa; ridipinto alcune pareti di un bianco diverso da quello utilizzato dall’imbianchino che, ok, è stato un errore, una leggerezza dettata dalla mia smania di rinnovamento, lo ammetto, ma non è questo il punto, e ho sistemato il mio curriculum. Il naturale passo successivo a quest’ultima azione è quello di cercare offerte di lavoro.

È in quel momento che la voce del mio amico del vaporetto mi è rimbombata nelle orecchie e nel cervello arrivando a farmi mancare il respiro: io cosa ho costruito in questi anni? Offerta di lavoro, dopo offerta di lavoro, mi sembrava di non essere qualificata per nulla, di non avere le basi per niente.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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