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Truffe online, e se fossero le big tech a pagare per le perdite causate dalle frodi che imperversano sulle loro piattaforme?

di webmaster | Dic 11, 2025 | Tecnologia


Tant’è che la Computer & communications industry association (Ccia), la federazione industriale che rappresenta 20 tra le più importanti società informatiche americane, ha subito alzato la voce. Una prima protesta a cui è facile immaginare ne seguiranno altre, man mano che ci si avvicina al voto finale sul doppio pacchetto di regole.

Psd3 e Psr prevedono di addossare ai gestori dei servizi di pagamento il rimborso delle perdite a carico dei consumatori. Se un versamento non va a buon fine perché un criminale si è finto la banca e ha raggirato il cliente, spetta alla banca aprire il portafoglio e rifondere la vittima del raggiro.

Nel caso di truffe online, però, responsabili diventano i gestori delle piattaforme, se non hanno adottato opportuni provvedimenti per ripulire i propri spazi da frodi finanziarie. A quel punto la banca, che si vede contestare la perdita da parte del cliente, può rivalersi a cascata sul grande operatore online.

Il business delle frodi online

Secondo una recente ricerca di Mastercard, nel 2024 circa l’80% degli utenti online si è imbattuto in un tentativo di truffa in rete. E da un’analisi del centro studi di mercato Juniper research emerge le frodi informatiche hanno generato nel 2024 perdite per 44 miliardi di dollari a livello mondiale. E si prospetta che nel 2029 superino la soglia dei 100 miliardi.

A inizio novembre Reuters ha diffuso documenti interni di Meta da cui emergerebbe che circa il 10% dei suoi ricavi pubblicitari, pari a 16 miliardi di dollari, provengono da inserzioni di truffe e frodi. In Italia la Consob, l’ente preposto a vigilare i mercati finanziari, ho oscurato solo nell’ultimo mese oltre 20 siti che sfruttavano video e immagini deepfake per piazzare bidoni finanziari.

Il problema è che sono le stesse big tech ad ammettere il problema delle truffe online. E non solo come emerge dal memo sui ricavi di Meta. Proprio il famigerato Dsa costringe i giganti di internet attraverso i rapporti di trasparenza a dichiarare i problemi che infestano le loro piattaforme. Wired ha analizzato i documenti pubblicati attraverso l’impiego combinato di Gemini e Claude. È opportuno precisare che le piattaforma non adoperano indicatori uniformi e quindi risulta complesso fare comparazioni sulla gestione delle violazioni online e sui volumi.

I numeri delle grandi piattaforme

Partiamo dal mondo Meta, già sotto la lente per l’ammesso guadagno da annunci fake. Nel solo trimestre ottobre-dicembre 2024, Facebook ha rimosso 357mila contenuti organici fraudolenti, 129mila da Marketplace e oltre 756mila contenuti commerciali. Tuttavia il 63,5% dei contenuti organici rimossi viene ripristinato dopo la contestazione, segnalando un’elevata incidenza di falsi positivi. Instagram mostra accelerazione recente particolarmente pronunciata. Nel primo semestre 2025, la piattaforma ha rimosso 239mila contenuti per frode e inganno, duplicando i volumi del trimestre precedente. Contestualmente, la quota di rimozioni automatizzate è balzata dal 28% al 43%, evidenziando investimenti massicci nei sistemi di machine learning, pur restando la maggioranza degli interventi in mano a revisori umani.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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