Trump ha rilanciato la bufala secondo cui Jeffrey Epstein è stato ucciso dai Clinton


Il finanziere, che conosceva bene sia i Trump che i Clinton, si è suicidato nel weekend. Era accusato di prostituzione minorile, e la sua morte sta facendo discutere l’America

Un’attivista mostra la foto di Jeffrey Epstein (foto: Stephanie Keith/Getty Images)

Le notizie delle morti in carcere negli Stati Uniti finiscono di rado in prima pagina, ma ce n’è una che sta catturando particolarmente l’attenzione, dentro e fuori dai confini nazionali. Si tratta di quella di Jeffrey Epstein, un ricco finanziere 66enne che vantava nella sua cerchia di amici personaggi come Bill Clinton, il principe Andrea del Regno Unito e Donald Trump. Di lui, il presidente degli Stati Uniti in carica nel 2002, in un pezzo del New York Magazine dedicato al “misterioso uomo dei soldi internazionale” aveva detto: “Conosco Jeff da 15 anni. È un tipo incredibile. È divertente e pare gli piacciano le giovani donne come a me, e molte sono particolarmente giovani”.

La morte di Epstein

Jeffrey Epstein è morto sabato 10 agosto in carcere a Manhattan, dove si trovava da circa un mese con l’accusa di aver sfruttato sessualmente, per anni, decine e decine di ragazze minorenni. Alcune di queste, all’epoca dei fatti, avevano solo 13 anni.

Non era la prima volta che Epstein veniva accusato di questo crimine: quattordici anni fa il finanziere era già stato denunciato e aveva scontato in carcere 13 mesi, con una pena abbreviata grazie a un accordo con l’ex procuratore di Miami Alexander Costa – poi diventato segretario del Lavoro dell’amministrazione Trump – che prevedeva che Epstein venisse iscritto nel registro dei molestatori sessuali e che venisse chiusa ogni indagine sul caso. Il caso è stato riaperto di recente grazie a un’inchiesta del giornale Miami Herald che si riferiva al periodo 2002-2005 e, poche ore prima della sua morte, erano state diffuse nuove informazioni che aggravavano la sua situazione giudiziaria. Epstein rischiava fino a 45 anni di carcere. Il mese scorso, invece, Acosta si è dimesso dal suo ruolo.

L’Fbi ha aperto un’inchiesta sulla morte di Epstein, ma l’ipotesi più probabile, al momento, è che si tratti di un suicidio. Tre settimane fa, Epstein era già stato ritrovato privo di coscienza nella sua cella con segni sul collo dopo che un giudice gli aveva negato la libertà su cauzione. A seguito di questo episodio, il finanziere era diventato una specie di sorvegliato speciale ed era stato sottoposto per sei giorni consecutive a frequenti visite psichiatriche. Al termine di questo periodo, le autorità competenti avevano stabilito che non rischiasse più la vita e avevano ridotto il livello di sorveglianza, stabilendo però che, ogni 30 minuti circa, due agenti avrebbe dovuto assicurarsi delle sue condizioni. Epstein avrebbe peraltro dovuto condividere la cella con un’altra persona ma, la notte in cui è morto, si trovava da solo perché il suo compagno era stato trasferito. Quella stessa notte, scrive il New York Times, non era stato nemmeno sorvegliato come avrebbe richiesto la procedura.

Eric Young, un rappresentante sindacale delle guardie carcerarie, non ha commentato l’indiscrezione del Times. Cameron Lindsay, ex direttore di una prigione federale di Brooklyn, ha però detto che Epstein sarebbe dovuto rimanere un sorvegliato speciale sia per il fatto che aveva provato a suicidarsi, che per i crimini di cui era accusato, che lo mettevano a rischio con gli altri carcerati.

La teoria complottista sul coinvolgimento dei Clinton

Il fatto che Epstein non fosse sottoposto a sorveglianza la notte in cui è morto e conoscesse diversi personaggi di spicco ha alimentato numerose teorie complottiste sulla sua fine, che a ora non hanno alcun fondamento. Alcune di queste sono state condivise e diffuse anche da personaggi di spicco: a farlo sono stati anche sindaco di New York Bill de Blasio e lo stesso presidente Donald Trump. Il primo ha detto che la morte di Epstein è stata “troppo comoda”, alludendo al fatto che ora il finanziere non può più accusare altre figure di primo piano eventualmente coinvolte nel traffico di minori. Trump, invece, ha ritwittato un tweet del comico di destra Terrence Williams che sosteneva che Bill e la moglie Hillary siano i veri colpevoli della morte di Epstein.

Secondo i sostenitori della #ClintonBodyCount, la teoria del complotto, i Clinton avrebbero fatto uccidere nel corso degli anni diversi nemici politici o persone che rischiavano di minarne la loro reputazione, ed Epstein sarebbe uno di loro. Il sito web statunitense di notizie Vox spiega che la teoria si è diffusa nel 1993 a partire da uno scritto dell’attivista e avvocato Linda Thompson intitolato The Clinton Body Count: Coincidence or the Kiss of death?. Nella sua opera, Thompson elencava 34 persone che avevano collegamenti coi Clinton ed erano scomparse, indicando un possibile legame tra i due fatti senza però dimostrarlo (Thompson stessa, d’altronde, aveva ammesso di non avere nessuna prova). La lista era poi stata ridotta a 24 nomi per mano del politico William Dannemeyer.

Nell’elenco compariva anche Seth Rich, un ragazzo 27enne che faceva parte del Comitato democratico nazionale. Rich venne ucciso nel 2016 nel corso di una tentata rapina, ma alcuni detrattori dei Clinton puntarono il dito contro l’ex presidente e sua moglie. Ad alimentare il complotto fu anche WikiLeaks che insinuò che era stato Rich – e non gli hacker russi – a passare al sito alcune delle email clintoniane trafugate durante la campagna elettorale.

Il sito antibufala Snopes ha studiato le circostanze di ognuna delle morti delle quali vengono accusati i Clinton e ha concluso che non hanno alcun legame con l’ex famiglia presidenziale. Successive inchieste giornalistiche sul caso hanno confermato che si trattava di teorie complottiste senza alcun fondamento. Eppure, oggi sono diventate mainstream.

Potrebbe interessarti anche





Source link