Cosa significhi tutto ciò che lo svela Riccardo Valentini, professore di Ecologia forestale all’Università della Tuscia: “Alla Cop30 di Belém (la conferenza sul clima, ndr) si è visto chiaramente il peso della potenza americana: non c’erano, ma era come se ci fossero. Trump non era presente, ma la sua assenza è stata una presenza. Normalmente, quando in un consesso manca un nemico, le decisioni vengono prese più facilmente. In questo caso è successo il contrario: le decisioni sono state complicatissime proprio perché mancavano gli Stati Uniti”, ha precisato Valentini. “La non presenza diventa essa stessa una forma di influenza”.
A preoccupare è soprattutto il futuro della scienza, della sua imparzialità e della sua libertà
Valentini è stato anche autore principale e coordinatore del terzo e quinto rapporto dell’Ipcc sugli impatti climatici e l’adattamento e per questo gli abbiamo chiesto quali saranno le conseguenze di questa decisione dal punto di vista scientifico: “Gran parte delle informazioni che riceviamo su clima, atmosfera, gas serra e sullo stato degli oceani proviene dal grande sforzo, ormai più che decennale, degli Stati Uniti nel finanziare le grandi reti osservative”, ha ammesso Valentini. “Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale, insieme all’Europa, nel mettere in piedi reti osservative oceaniche, terrestri e atmosferiche. Questo rappresenta quindi un enorme passo indietro, con un grave danno per la comunità scientifica e per i dati che riceviamo continuamente”. Ma secondo il professor Valentini l’effetto più pericoloso di questa decisione è “il completo abbandono della volontà di studiare i cambiamenti climatici e di fornire dati. È come se si preferisse non avere dati, piuttosto che trovarsi di fronte a una realtà che sta cambiando in modo così drammatico”. E nascondere i dati diventa la strategia migliore. Una strategia che preoccupa anche Bencini che conferma come ora l’Ipcc rischia di rimanere in balìa degli interessi particolari dei paesi arabi.
Nonostante questo, un tentativo di guardare oltre, da parte di entrambi gli esperti, c’è. Se Valentini afferma di continuare a credere “nell’economia reale, nello sviluppo tecnologico e nella ricerca” pur consapevole che a beneficiarne sarà soprattutto la Cina con l’Europa che rimane alla finestra, per Bencini conteranno due cose per la tenuta dell’ordine mondiale come lo abbiamo conosciuto fin qui e, in particolare, “quanti paesi seguiranno Trump nella sua graduale distruzione del sistema di governance e quanto l’opposizione interna riuscirà a contestare queste decisioni sui fronti legale e politico”, in vista delle elezioni presidenziali del 2028 che, alla fine, non sono poi così lontane.

