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Tutto quello che ho temuto (e amato) dell’adolescenza l’ho imparato da Beverly Hills 90210

di webmaster | Apr 2, 2026 | Tecnologia


Il realismo didattico di Beverly Hills 90210

Per quanto mi riguarda ero troppo piccolo per sognare di sposare Kelly (o, meglio, David), per immaginare di scorrazzare sulla moto di Dylan, per collaborare al giornalino scolastico di Andrea… Eppure quello che ho recepito da questo telefilm (che bello quando li chiamavamo ancora così) era che la vita adolescenziale – o la vita, più in generale – era piena di pericoli. Sparatorie scolastiche, suicidi accidentali, auto che esplodono, incendi, metanfetamine, cocaina ovunque, abusi sessuali, sette manipolatorie e altre cose che spero di aver rimosso. Negli Stati Uniti il teen drama ha sdoganato in modo pionieristico ed estremamente realistico il trattamento di temi sociali anche molto crudi, ma che contribuivano a un racconto adolescenziale a 360 gradi.

Tutto quello che ho temuto  dell'adolescenza l'ho imparato da Beverly Hills 90210

La vita dunque era dura e piena di insidie, e Beverly Hills 90210 me lo mostrava quando ancora disegnavo i confini degli Stati Europei sulla carta copiativa in quarta elementare. Troppo presto? Televisione cattiva maestra? In qualche modo sì, ma anche per fortuna sì: diciamo che a quel punto alcune questioni biografiche mi avevano già travolto l’esistenza e che il mondo fosse un luogo meno ospitale di quanto mi propinassero Heidi e la Melevisione l’avevo già capito; ma la visione di questi drammi adolescenziali mi ha preparato al fatto che tutto può succedere, e tutto può essere affrontato. Perché a fronte di droghe, violenza e abusi, quei ragazzotti americani tutti giacche di jeans, calzettoni e pieghe perfette erano anche un gruppo affiatato di amici e amanti che superavano le sfide grazie alla loro coesione e al loro entusiasmo. E quei pomeriggi di fronte alla tv assieme ai miei fratelli ribadivano che ognuno auspicabilmente ha il suo nido su cui contare.

In più questo telefilm era anche a suo modo didattico. L’episodio che più mi è rimasto impresso, e ci penso ancora oggi ogni tanto, è quello in cui Kelly fa da volontaria in un centro di prevenzione dell’Hiv e fa conoscenza con un ragazzo sieropositivo: in un piccolo incidente lui si taglia e il suo sangue entra in contatto con le mani della ragazza, la quale si spaventa terribilmente, salvo poi scoprire – e in fondo spiegare agli spettatori – che il contagio è possibile solo per contatto con mucose o ferite aperte. Quella scena volutamente drammatica per me fu rivelatoria di moltissime cose, e sarebbe una visione utile anche al giorno d’oggi, a dimostrazione che quel tipo di intrattenimento sia emotivo sia di divulgazione forse nei prodotti analoghi contemporanei si è un po’ annacquato.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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