Twitter, contro fake news e troll i dati che ha non bastano


Il social network ha diffuso elenchi di profili accusati di spargere disinformazione per conto di altri stati. Ma questa iniziativa non è sufficiente per studiare delle contromisure

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Nell’ottobre del 2018 Twitter ha pubblicato il suo primo archivio di tweet e account connessi a una rete che creava fake news. Dopo questa raccolta, che conteneva oltre 30 milioni di tweet, ne è arrivata una seconda, che riportava oltre 10 milioni di post pubblicati da 3.841 account affiliati all’Ira e una terza contenente i dettagli su account collegati a Russia, Iran, Venezuela e al movimento indipendentista catalano.

Tutti questi archivi sono stati divulgati poiché, come afferma la società, questi account “stavano lavorando attivamente per minare un dialogo civile” sulla piattaforma. Pertanto, Twitter li ha condivisi con la speranza di incoraggiare “ricerche e indagini, da ricercatori e accademici, su questi comportamenti”.

I ricercatori hanno sfruttato questo immenso tesoro di dati per comprendere come vengano create le campagne di disinformazione sponsorizzate dagli stati e per trovare un sistema per combatterle.

Patrick Warren e Darren Linvill della Clemson University hanno utilizzato i dati per identificare i comportamenti dei troll che si sono intrufolati nei dibattiti online in Irlanda. Warren ha spiegato che i dati forniti da Twitter sono stati utilizzati per creare delle contromisure da applicare alle tattiche di disinformazione dei troll sui social network.

I ricercatori di Stanford, invece, hanno stilato un rapporto nel quale consigliano, come contromisure alle fake news, di regolamentare gli annunci politici e rafforzare il monitoraggio interno presso le società di social media. Secondo loro è necessario inoltre creare degli standard per i contenuti legati alle campagne di disinformazione.

C’è però un velo d’ombra sui dati forniti da Twitter. Sebbene il social network abbia pubblicato questi archivi, non è chiaro come la società ne abbia rintracciato il contenuto, né quanto questo sia effettivamente d’impatto sulle dinamiche della twittersfera.

“La cosa vera che non sappiamo è chi ha visto questi tweet”, commenta Cody Buntain, un ricercatore del Nyu Social Media and Political Participation Lab: “Questa è un’informazione fondamentale che Twitter non fornisce”.

Essere a conoscenza del pubblico che ha letto i tweet disinformativi è necessario per capire la risonanza che le fake news hanno sugli utenti di Twitter. Se gli account riportati in elenco sono quindi scarsamente seguiti, l’impatto della fake news riportata è minimo rispetto a un account con migliaia di follower.

Non tarda però la risposta del social network. “Ci impegniamo a pubblicare ogni tweet, video e immagine che possiamo attribuire, in modo affidabile, a un’operazione d’informazione supportata da uno stato”, dice un portavoce di Twitter via email a Wired. E aggiunge: “Abbiamo l’obbligo di bilanciare queste importanti rivelazioni pubbliche con il nostro impegno a proteggere le ragionevoli aspettative della gente riguardo alla privacy”.

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