Sono tempi straordinariamente ridotti per gli uffici di Bruxelles. Segno dell’urgenza che la Commissione attribuisce al capitolo chip. Sospinta dalle cancellerie europee e dalle aziende. A settembre i 27 Stati dell’Unione hanno sottoscritto l’impegno a revisionare il regolamento. E dopo pochi giorni la Commissione ha avviato una consultazione pubblica che, alla data di pubblicazione di questo articolo, ha raggiunto 209 contributi.
Le proposte dell’industria
Per Digital Europe, associazione che riunisce 120 multinazionali che operano a diverso titolo nel tech in Europa, โlโobiettivo dellโEuropa non puรฒ essere lโautosufficienza, ma deve essere lโindispensabilitร : diventare un leader globale da cui il mondo dipende per tecnologie, competenze e innovazione critiche. LโEuropa dovrebbe investire nei settori in cui possiede giร un vantaggio competitivo o puรฒ realisticamente colmare il divario. A questo scopo, รจ essenziale uno strumento di finanziamento centralizzato dellโUe per i progetti strategici nei semiconduttoriโ.
Semi, associazione di categoria in cui siedono i principali produttori di chip, ha raccolto 30 proposte per la Commissione. Che vanno da un budget dedicato al sostegno di startup all’estensione dei criteri per coprire i costi delle cleanroom, il cuore produttivo delle fabbriche dei chip. Semi chiede anche una linea di investimento dedicata nel budget pluriennale della Commissione, il cosiddetto Multiannual financial framework (Mff).
Dare carburante a questa accelerazione รจ uno dei punti focali del lavoro a Bruxelles, che sta cercando di ritagliare alle nuove misure pro-semiconduttori una fetta aggiuntiva del Mff per gli anni 2028-34, il cui valore complessivo dovrebbe ammontare tra 1.800 e 2.000 miliardi di euro. Semi chiede anche un’operazione coordinata per la formazione di professionisti, una spinta dall’alto affinchรฉ gli Stati adottino crediti di imposta o altri incentivi fiscali mirati e un collegamento con altri pacchetti normativi sul tech, come l’AI Act e le misure sul quantum computing.
I progetti nati con il Chips Act
Oggi sotto il Chips Act sono partiti sette progetti per la fabbricazione dei microprocessori. La Francia ospita l’alleanza fra la sua ST Microelectronics e la statunitense GlobalFoundries. Sette miliardi e mezzo destinaio alla produzione di wafer, da cui ricavare i chip, con contributi pubblici per 2,9 miliardi.
In Italia, a Catania, STMicroelectronics sviluppa due impianti complementari dedicati al carburo di silicio. Uno sarร focalizzato sugli epiwafer (730 milioni), l’altro sulla fabbricazione di wafer da 200 millimetri (5 miliardi). Nei giorni scorsi l’azienda ha incassato anche un assegno da 500 milioni dalla Banca europea degli investimenti. Sempre in Italia approda per la prima volta da Singapore Silicon Box, che a Novara intende realizzare un polo di packaging avanzato e collaudo da 3,2 miliardi.


