29.228 iscritti, 12.191 candidati ai banchi, 230 risultati finora idonei. Percentuali sotto il 4% in tutte le sedi, da Torino (3,6%, 68 idonei) a Cagliari (0,6%, 2 idonei). Risultati che, tra l’altro, non sono (ancora) stati resi pubblici, ma solo inviati “privatamente” a chi ne ha fatto richiesta. L’esito della prima prova scritta dell’esame di abilitazione alla professione di guida turistica, in Italia, ha sorpreso – e, soprattutto, deluso – migliaia di partecipanti.
Eppure, questo doveva essere il concorso della svolta. Il primo esame nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche, atteso da anni e concepito dal ministero del Turismo proprio per colmare un vuoto normativo e superare la frammentazione regionale. L’obiettivo era duplice: rispondere “alla carenza strutturale di guide in un Paese che vive di patrimonio culturale” e adeguarsi al quadro europeo fissato dalla direttiva 2013/55/UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali, tradotto nella Legge 190/2023 che recepisce i principi di libera circolazione dell’Unione e introduce un’abilitazione nazionale unica con un esame centrale, un elenco nazionale e un tesserino di riconoscimento.
Invece, i risultati della prima prova scritta – a cui, stando al bando pubblicato il 21/01/2025, seguiranno una prova orale e una prova tecnico-pratica – hanno acceso un fronte di critiche che va oltre la delusione personale, provocando un’ondata di ricorsi annunciati e una protesta crescente tra i candidati (e non solo loro), che parlano apertamente di “esame irragionevole”.
Il test della discordia
Wired ha analizzato il test ufficiale: 80 quesiti a risposta multipla da completare in 90 minuti, di cui 72 su storia, storia dell’arte, archeologia e geografia dell’intero territorio nazionale. Il livello è alto, ma iper-nozionistico: dettagli iconografici, toponimi archeologici poco noti, sequenze matematiche installate su edifici, con una distribuzione disomogenea delle domande tra le regioni. Qualche esempio?
Oppure
Una prova che premia(va) soprattutto la memoria enciclopedica (in maniera piuttosto randomica, tra l’altro), meno le competenze chiave del lavoro di guida, come la capacità narrativa, la comunicazione con il pubblico, la mediazione culturale e la gestione dei gruppi.
Le reazioni, di bocciati e no
Le proteste non sono arrivate solo dai bocciati, però. FEDERAGIT-Confesercenti (Roma e Lazio), che rappresenta guide già abilitate e operative, ritiene che l’esito dell’esame confermi un problema strutturale. Ci scrive Francesca Duimich, in rappresentanza dell’associazione: «In un Paese come l’Italia, con un patrimonio culturale vastissimo, un’abilitazione nazionale basata su un programma “sconfinato” è difficilmente preparabile e poco funzionale al lavoro reale». In passato, ricorda, l’abilitazione era territoriale: si studiava per anni un programma molto ampio ma circoscritto, e poi ci si aggiornava continuamente sul campo. Oggi si chiede una conoscenza diffusa di tutto il patrimonio nazionale, senza una specializzazione iniziale che renda la guida immediatamente operativa.
Da qui la proposta di un modello misto: una base di conoscenze generali sull’Italia (soprattutto per le materie di storia, storia dell’arte e archeologia) e una specializzazione regionale inserita già nell’esame, soluzione peraltro prevista dalla legge ma rimasta inattuata. A pesare sull’andamento del concorso, secondo la categoria, anche la tassa d’esame fissata a 10 euro, che ha favorito quasi 30mila domande, comprese quelle di candidati improvvisati, congestionando l’organizzazione e allungando i tempi.
La replica del ministero del Turismo
A Wired.it, il Ministero del Turismo respinge però l’idea di un esame “sbagliato”. E sottolinea: «Dopo anni in cui in Italia ci si è lamentati per concorsi poco selettivi o per il peso delle raccomandazioni, è singolare che oggi si critichi un esame perché serio e rigoroso. Questo dimostra che la direzione intrapresa è quella giusta. Per la prima volta, inoltre, c’è una reale attenzione al ruolo delle guide turistiche, una professione centrale per il nostro sistema turistico e troppo a lungo trascurata». L’esame, precisa il Ministero, non era un concorso ma un test di abilitazione, come quello per avvocati o architetti, «e come per tutte le professioni regolamentate la percentuale di promossi può essere bassa. Stiamo abilitando professionisti», spiegano, «e l’obiettivo è uno solo: qualità del servizio e tutela dei turisti».


