Un gioco per capire come i social network influenzano il voto politico


Sui social media siamo influenzati dalle informazioni provenienti da chi seguiamo e dai nostri follower, che possono spostare la nostra percezione della situazione politica e anche le nostre decisioni. Un team di ricerca lo dimostra attraverso una simulazione matematica, con un semplice gioco

social network
(foto: Getty Images)

I social network ormai entrano in tutte le sfere della nostra vita e possono influenzare anche le decisioni e il voto politico. Non è solo questione di fake news. È proprio la struttura e la rete capillare dei social media che può contribuire a spostare il voto politico dell’elettore verso una scelta rispetto ad un’altra anche se all’inizio per lui le due ipotesi erano equivalenti. A studiare questo fenomeno è un gruppo di ricerca dell’università di Houston che ha pubblicato i risultati dell’indagine su Nature.

Come nasce un voto

Capire come si muovono le decisioni e il voto politico è forse il tema del giorno, dato che siamo all’indomani del voto online sulla piattaforma Rousseau (per gli iscritti alla piattaforma) sul sì o sul no sì alla nascita del governo Conte bis.

Tornando allo studio di oggi, l’idea degli scienziati è che in generale le decisioni sono influenzate dai social network. Qui, l’informazione su Twitter, Facebook e su altri network è organizzata in base alle persone che seguiamo e ai nostri follower, come spiega il biomatematico Alexander Stewart primo autore dello studio. “Questo influenza sia le informazioni a cui siamo esposti – chiarisce l’autore – sia il modo in cui prendiamo le decisioni”. Per cercare di capire meglio il ruolo dei social media nelle nostre decisioni e nel voto politico, gli autori hanno analizzato gli algoritmi che li governano.

Studiare il gerrymandering

In particolare, i ricercatori hanno studiato il fenomeno del gerrymandering (ovvero dell’alterazione dell’informazione) nell’ambito dei social network. La parola di origine inglese gerrymandering viene da Elbridge Gerry, il governatore del Massachussets, che più di due secoli fa inventò un metodo particolare per ridisegnare (alterare) i confini dei collegi elettorali. Questo metodo faceva sì che si potesse manipolare l’informazione per aggregare il più possibile gli elettori favorevoli al proprio partito, cercando di mettere in minoranza il partito avversario.

Il gioco dei partiti

Per capire se e come questo fenomeno possa avvenire nel mondo dei social gli scienziati hanno creato un gioco elettorale che monitora il flusso di informazioni e che si basa su gruppi di dati reali, includendo le discussioni politiche online. I ricercatori hanno condotto più di 100 esperimenti online con più di 2.500 persone. I partecipanti sono stati divisi in due squadre (quella dei Gialli e quella dei Viola, colori scelti casualmente) con lo stesso numero di membri, che rappresentano idealmente due partiti. Il gioco ha riprodotto uno scenario reale, una sorta di Twitter in piccolo, cioè una situazione in cui le persone seguono altri utenti e hanno a loro volta dei follower, tenendo conto di tutte le interazioni fra loro.

Attenzione a chi vince

La scena creata è di fatto un gioco matematico che premia i partiti in base a due differenti criteri (sempre matematici). Ciascun partecipante appartenente a un gruppo può votare per il proprio partito o per l’altro; in generale è incentivato a votare per il proprio partito ma deve tenere conto anche dei voti e del comportamento degli altri membri. Il gioco, che è a tempo, premia i membri del partito che vince con il 60% dei voti totali e in quel caso ciascun membro guadagnerà due dollari. Se invece gli appartenenti ad una fazione sono convinti che il loro gruppo non riesca a vincere possono anche accordarsi per votare gli avversari. In questo caso, qualora vinca il partito avversario gli sconfitti riceveranno comunque 50 centesimi ognuno. Se nessuno dei due partiti raggiunge il 60% il gioco non fornisce alcun premio.

Voto politico, ogni mossa è importante

Si tratta dunque di un gioco di strategia dove anche pochi voti in più da una parte o dall’altra possono fare la differenza. I ricercatori hanno mostrato che le decisioni dei singoli elettori – o meglio dei giocatori, visto che si tratta di un gioco – sono influenzate dalle informazioni ricevute tramite i social network. Se le persone sono convinte che vincerà il proprio partito non hanno alcuna convenienza a giungere a un compromesso e votare per gli altri. Se viceversa hanno qualche dubbio, saranno spinte a votare per gli avversari pur di ottenere una ricompensa, anche se più bassa, con l’idea che un premio piccolo è sempre meglio di niente.

“Quando un gruppo può utilizzare la rete per convincere un maggior numero di membri dell’altra parte che per loro è necessario fare un compromesso [e votarli ndr], sottolinea il biomatematico Stewart, “questo partito ha un vantaggio enorme”. I ricercatori hanno chiamato questo fenomeno come appunto information gerrymandering e hanno mostrato che le decisioni dei partecipanti sono influenzate dai messaggi ricevuti, anche in questo caso, in cui il gioco è chiaro e in palio ci sono pochi dollari.

“La nostra analisi fornisce una prova della vulnerabilità dei processi decisionali collettivi”, aggiunge il biomatematico, “rispetto alla distorsione sistematica dei messaggi attraverso il passaggio di informazioni limitate”. Infine c’è un altro problema. Quando sulla scena ci sono più giocatori (gruppi o partiti multipli) e tutti cercano di guidare l’informazione, conclude l’autore, il singolo gruppo può perdere la capacità di raggiungere il consenso e rimane intrappolato in una fase di stallo.

Potrebbe interessarti anche





Source link