Quando abbiamo iniziato a comprendere le basi della geometria? A immaginare linee e segni che organizzavano lo spazio seguendo regole euclidee, e da cui un giorno avrebbero avuto origine il pensiero astratto, la geometria e la matematica come oggi le conosciamo? Un nuovo studio dell’università di Bologna ci offre un indizio, scritto su antichi frammenti di guscio di struzzo: 60mila anni fa, Homo sapiens decorava infatti le uova di questi uccelli con incisioni regolari e sorprendentemente organizzate, che rappresentano una delle più antiche testimonianze di rappresentazioni geometriche eseguite dalla nostra specie.
La ricerca, pubblicata su Plos One, ha analizzato 112 frammenti di uova provenienti da due siti archeologici sudafricani e da un sito in Namibia. Si tratta di pezzi di guscio di struzzo incisi da antiche mani umane, per decorare suppellettili che oltre 60mila anni fa venivano utilizzate con ogni probabilità per contenere e trasportare l’acqua. L’interesse delle autrici della ricerca era capire quali regole avessero seguito i nostri antichi antenati nel disegnare questi decori: se si trattasse di forme e figure amorfe ed estemporanee, o di linee tracciate seguendo una qualche rappresentazione geometrica astratta dello spazio.
Il motivo di questo interesse ha a che fare con quella che gli esperti definiscono modernità comportamentale, l’insieme di trasformazioni e nuove capacità cognitive che hanno trasformato un antico ominide in quello che oggi conosciamo come Homo sapiens: un animale capace di pensiero simbolico, creatività, di trasmettere le scoperte da una generazione all’altra e creare una cultura, e ovviamente dotato di un linguaggio e un pensiero matematico.
Un percorso complesso
Si ritiene che questo insieme di capacità non sia comparso tutto d’un tratto, ma che sia nato piuttosto per stratificazione: è probabile infatti che i primi sapiens moderni possedessero già la maggior parte delle strutture neurali che le rendono possibili, ma che abbiano impiegato centinaia di migliaia di anni per sviluppare e trasmettere da una generazione all’altra queste nuove abilità cognitive. In questo contesto, le ricercatrici bolognesi erano interessate a trovare le più antiche tracce della geometria umana. E le hanno trovate proprio negli antichi gusci di struzzo analizzati nello studio.
Applicando metodi di analisi geometrica e statistica innovativi, lo studio ha permesso di ricostruire in dettaglio le linee, gli angoli e le traiettorie dei segni presenti sulle antiche uova di struzzo. I risultati mostrano che più dell’80% delle decorazioni analizzate presenta regolarità spaziali coerenti, con un uso ricorrente di angoli prossimi ai 90 gradi e di gruppi di linee parallele. Le composizioni più complesse, come bande tratteggiate, reticoli e motivi a rombo, a detta delle ricercatrici rivelano l’esecuzione di operazioni cognitive di rotazione, traslazione, ripetizione ed “embedding”, cioè la capacità di costruire livelli gerarchici di segni all’interno di una stessa superficie.


