Cancro al colon, i casi tra i giovani (anche ventenni e trentenni) sono in netto aumento in molti paesi. Un dato all’inizio sorprendente per una patologia che tipicamente colpisce gli anziani, ma – anche – un’eventualità a cui gli specialisti cominciano ad abituarsi. La scienza si interroga sulle cause. A volte con approcci di ricerca curiosi per il profano: come quello dell’ospedale St. Mark’s di Londra, che studia vetrini di pazienti operati fino a un secolo fa. Ma il problema, spiegano gli esperti, non riguarda solo la cura, ma anche le modalità di screening e diagnosi precoce: soprattutto ora che i sistemi sanitari pubblici sono sempre più sotto pressione. Vediamo.
Conservare vetrini di un secolo fa per studiare il tumore al colon
L’aumento di casi di cancro al colon ha messo da tempo in allarme gli specialisti britannici. Nel Regno Unito si parla di un raddoppio dei pazienti nel giro di tre decadi: incremento che riguarda anche quelli poco più che adolescenti.
Varie le ipotesi sulle cause, che spaziano dalle conseguenze dell’utilizzo massiccio di antibiotici nell’era moderna alla presenza di inquinanti nel cibo e nell’ambiente, aumentati nel tempo. Lo staff del St. Mark’s National Bowel Hospital di Park Royal, che si vanta di essere l’unico centro al mondo completamente focalizzato sulle patologie colorettali, sta cercando una risposta comparando campioni di tessuto prelevati da malati di oggi con quelli conservati a partire da un secolo fa.
Il St. Mark’s (che è un nosocomio pubblico e afferisce all’Nhs, il sistema sanitario britannico) possiede una collezione ampia di reperti biologici, composta da decine di migliaia di campioni di cancro. L’idea è verificare l’impatto di sostanze che, semplicemente, cent’anni fa non esistevano.
Il raffronto potrebbe dare importanti indicazioni agli studiosi. Come riportato dall’emittente pubblica britannica BBC, l’ipotesi da cui partono i ricercatori inglesi è che nell’intestino dei giovani di oggi alberghi una particolare forma di Escherichia coli, batterio comune nei visceri ma che presenterebbe caratteristiche diverse da quello di una volta.
Ma come si conservano campioni biologici a un secolo di distanza? Il nosocomio britannico è riuscito a preservarli usando la paraffina. I vetrini vengono poi inviati all’Institute for Cancer Research per condurre analisi molecolari dettagliate, possibili solo con le tecniche attuali. Conservare i reperti (e avere fiducia nel progresso tecnologico) si è dimostrata una scelta lungimirante.
I dati in Italia
In letteratura medica, i dati sull’aumento del cancro al colon giovanile in Italia non sono chiari. L’esperienza clinica, però, pare confermare quanto riscontrato nel Regno Unito. “I casi sono in aumento anche da noi”, dice a Wired Isacco Montroni, direttore della struttura complessa di chirurgia colorettale dell’Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano. Anche se, precisa il chirurgo, “l’incidenza nei giovani resta ancora bassa rispetto a quella nella popolazione anziana: si tratta di ordini di grandezza completamente diversi. E, soprattutto, non si traduce in un aumento di mortalità: questo perché, nonostante i tumori precoci siano più aggresssivi, in questa fascia d’età il medico ha più opzioni a disposizione per aggredire la malattia”.


