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Una centrale nucleare non si dimentica, ma in senso buono. Come racconta chi ci ha abitato vicino in Italia

di webmaster | Gen 28, 2026 | Tecnologia


Lo studio del Politecnico di Milano sulleffetto memoria collettiva

Lo studio del Politecnico di Milano sull’effetto memoria collettiva

Politecnico di Milano

L’effetto memoria collettiva emerge poi in modo lampante dal confronto per fasce di età tra il panel del Politecnico di Milano e quello del campione rappresentativo nazionale del sondaggio Swg del 2023. Nel gruppo degli over 55 (ovvero persone con esperienza diretta con la vita della centrale), la differenza nell’accettazione sociale è più marcata. Infatti, tra chi ha vissuto direttamente l’esperienza dell’operatività di una centrale nucleare nei vecchi siti i favorevoli raggiungono 60%, mentre per la stessa fascia di età nel campione nazionale Swg, i favorevoli si attestano su 47%. Sostanzialmente allineata invece l’accettazione tra i 30-54 anni tra la popolazione locale (60%) e il campione nazionale (58%). Laddove tra gli under 30, fascia di età in assoluto più favorevole al nucleare (63%) a livello nazionale, i loro nelle aree interessate si attestano “solo” al 59%. Più che al mero fatto di essere residenti, l’accettazione sociale negli ex siti nucleari è quindi legata alla memoria delle persone confermandone l’aspetto cruciale nella costruzione del consenso su infrastrutture nucleari.

Il gruppo degli over 55 è infatti quello che, a livello italiano, ha subito l’impatto mediatico del disastro di Chernobyl, da cui la bassa accettazione nazionale media, mentre per gli under 30, l’incidente nella centrale nucleare costituisce un fatto storico, come lo sbarco sulla luna o l’assassinio di Moro, eventi letti nei libri di storia o vist in un documentario senza averne fatto “esperienza diretta”.

Quando la memoria batte il Nimby

Un altro dato estremamente interessante è che l’impatto delle esperienze dirette precedenti neutralizza il fenomeno Nimby. Infatti, i dati nazionali indicano che solo il 30% della popolazione italiana accetterebbe un impianto nucleare nel raggio di 100 chilometri dalla propria abitazione (Swg 2023), e questa percentuale scende al 18% quando la distanza si riduce a 10 chilometri (Ipsos 2024). Al contrario, nel panel del sondaggio del Politecnico di Milano, tra coloro che sostengono il ritorno dell’energia nucleare in Italia: ben l’87% (il 52% del campione totale), ha dichiarato che manterrebbe il proprio sostegno anche nel caso l’impianto fosse costruito nello stesso sito precedente, ovvero entro un raggio di 10 chilometri dalla propria residenza.

Confermando la maggiore predisposizione ad accettare nuove infrastrutture controverse nelle comunità che in precedenza ospitavano tali strutture, lo studio del Politecnico schiude un’importante opportunità per i decisori politici nel pianificare e sviluppare progetti similari in siti precedentemente occupati, con due principali implicazioni: la garanzia del sostegno continuo da parte della comunità durante il ciclo di vita delle infrastrutture controverse; e l’opportunità di sfruttare le caratteristiche del sito esistenti e le competenze locali.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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