Indice
  1. Gli uragani
  2. La classifica degli uragani
  3. Le categorie più pericolose
  4. Un livello in più

Con il suo arrivo imminente, segnerà un inizio della stagione degli uragani insolitamente anticipato. È Beryl, l’uragano che si sta abbattendo sui Caraibi con una potenza che fa classificare questo fenomeno al livello 3, ossia molto pericoloso e caratterizzato da forti tempeste, venti violenti e inondazioni improvvise. Ieri, domenica 30 giugno, inoltre, Beryl ha raggiunto la categoria 4, diventando quindi il primo uragano di tale forza mai registrato nell’oceano Atlantico e l’unico mai registrato nel mese di giugno. Ma su che base si classificano gli uragani e quante categorie esistono?

Gli uragani

Gli uragani possono raggiungere un diametro di centinaia di chilometri e si formano sugli oceani, nelle vicinanze dell’equatore. Per chiamarli uragani veri e propri, tuttavia, i loro venti devono superare i 119 chilometri orari (altrimenti si parla di tempeste tropicali) e vengono classificati in 5 categorie, secondo la Scala Saffir-Simpson. Recentemente, alcuni scienziati hanno proposto di ampliare questa classificazione, aggiungendo una nuova categoria, alla luce dei cambiamenti climatici che ne hanno aumentato l’intensità e la violenza.

La classifica degli uragani

Ideata dall’ingegnere Herbert Saffir e dal meteorologo Rober Simpson, la scala degli uragani si basa sulla velocità massima che raggiungono i loro venti. Si inizia con la categoria 1, dove i venti, definiti dallo statunitense National Hurricane Center molto pericolosi, soffiano a una velocità pari o superiori ai 119 chilometri orari. In questo caso il rischio è minimo, ossia si possono verificare alcuni danni limitati a barche, tegole, grondaie, insegne. Gli alberi con le radici poco profonde potrebbero essere sradicati o spezzati, mentre i danni alle linee elettriche e ai pali potrebbero comportare interruzioni di corrente per diversi giorni. Si possono inoltre verificare inondazioni nelle zone costiere, con risalite d’acqua non oltre un metro e mezzo rispetto al livello medio. La categoria 2, invece, indica un rischio moderato, con venti estremamente pericolosi che soffiano tra i 154 e i 177 chilometri orari. In questo caso, i danni sono ingenti e riguardano alberi, strutture mobili, ma anche finestre, antenne, tetti. Nelle zone costiere si possono osservare inondazioni con una risalita fino a 2,5 metri oltre il livello medio, con la necessità di far evacuare i residenti. La categoria 3 indica un’intensità forte, con venti che raggiungono i 178-208 chilometri orari. Qui si registrano solitamente danni devastanti quali abbattimento degli alberi, distruzione di strutture mobili, danni di una certa rilevanza alle case. Potrebbero non essere disponibili elettricità e acqua per diversi giorni. Le zone costiere vengono interessate, circa 3-5 ore prima dell’avvicinamento del centro dell’uragano, da inondazioni con acqua fino a 4 metri oltre il normale livello.

Le categorie più pericolose

La categoria 4 indica una velocità fortissima, con venti che soffiano tra i 209 e 251 chilometri orari. Un uragano di questa intensità provoca danni catastrofici agli edifici, come tetti e muri portanti, abbatte alberi, insegne e cartelli stradali, le interruzioni di corrente elettrica possono durare settimane o mesi, mentre le inondazioni delle aree costiere, che possono verificarsi anche 5 ore prima dell’arrivo del centro della tempesta, raggiungono altezze di 6 metri oltre il livello medio. L’ultima, la categoria 5, è quella più disastrosa, con venti superiori a 252 chilometri orari. I danni, in questo ultimo caso, sono gravissimi, con l’abbattimento degli edifici, la completa distruzione di tutte le strutture mobili, alberi, insegne, cartelli stradali. Le inondazioni nelle zone costiere possono superare i 6 metri di altezza oltre il livello normale. La maggior parte dell’area colpita rimane inabitabile per settimane o mesi.

Un livello in più

Tra i diversi effetti dei cambiamenti climatici, in particolare il riscaldamento delle acque oceaniche, c’è anche l’aumento dell’intensità e della violenza degli uragani. Per questo motivo la comunità scientifica ha sottolineato la necessità di aggiungere alla Scala Saffir-Simpson una categoria in più, ossia la 6, che indica quindi quelle super tempeste che possono raggiungere anche i 300 chilometri orari. Come vi abbiamo raccontato, infatti, Michael Wehner, ricercatore al Lawrence Berkley National Laboratory, e James Kossin, dell’Università del Wisconsin, hanno indicato per questa categoria tempeste particolarmente violente, come il tifone Haiyan, che ha ucciso più di 6 mila persone nel 2013 nelle Filippine, i cui venti hanno superato i 340 chilometri orari.

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