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Usare i pannelli solari per fermare l’avanzata del deserto. Il piano della Cina per salvare le regioni più interne

di webmaster | Ago 16, 2025 | Tecnologia


Nel 2020, il villaggio ĆØ stato tra i primi della prefettura a combinare la pastorizia con lo sviluppo dell’industria fotovoltaica. Sono stati creati sei pascoli ecologici all’interno del parco, dove le pecore pascolano di giorno sotto i pannelli e tornano nei recinti di notte. Il parco fotovoltaico produce ogni anno 118.000 tonnellate di erba, sufficienti a nutrire 200.000 pecore. Alimentate con quest’erba, le pecore sono di alta qualitĆ  e molto richieste sul mercato. La trasformazione del deserto di Talatan rappresenta un esempio virtuoso per il controllo della desertificazione nella provincia del Qinghai.

Le criticitĆ  della ā€œGrande Muraglia Verdeā€

Per di più, l’ampliamento dell’utilizzo dei pannelli solari può ovviare alle criticitĆ  presenti nel modello della “Grande Muraglia Verde”. Molte delle foreste piantate nell’ambito del piano sono monocolture, cioĆØ fatte di una sola specie, spesso pioppi o larici. Questo le rende fragili: basta una malattia o un’ondata di siccitĆ  per far morire migliaia di alberi.

In altri casi, gli alberi piantati consumano troppa acqua, peggiorando la scarsitĆ  idrica. Alcune specie, come l’artemisia, rilasciano anche pollini che causano allergie a milioni di persone. Milioni di persone in Cina oggi soffrono di febbre da fieno e asma stagionale, una realtĆ  che non era cosƬ diffusa prima. E spesso, i contadini e i pastori coinvolti nei progetti non ricevono abbastanza supporto o compensi adeguati. In breve: piantare alberi non basta, se non si considerano bene i contesti locali, l’equilibrio ecologico e il coinvolgimento delle comunitĆ .

Il messaggio chiave che emerge dall’esperienza cinese ĆØ chiaro: piantare alberi non ĆØ sinonimo di fare foreste. Una foresta non ĆØ solo un insieme di tronchi verdi; ĆØ un sistema vivo, fatto di relazioni, suoli, animali, insetti, funghi e clima. E soprattutto: non si può combattere il deserto con soluzioni superficiali. Serve un approccio più integrato, che tenga conto delle comunitĆ  locali, delle caratteristiche ecologiche specifiche di ogni regione e della sostenibilitĆ  a lungo termine.

Spazio al solare

L’utilizzo dei pannelli solari ĆØ una risposta in tal senso. D’altronde, la Cina ĆØ il primo Paese al mondo nella realizzazione di progetti di energia rinnovabile, con tassi di crescita e investimenti che surclassano quelli di chiunque altro. Addirittura tre quarti di tutti progetti di energia solare ed eolica in fase di realizzazione a livello globale si trovano in Cina, che cresce a ritmo record. Solo nel 2024, sono stati installati 278 gigawatt di nuova capacitĆ  solare e 46 gigawatt di nuova capacitĆ  eolica, con un aumento del 29% rispetto all’anno precedente. Secondo l’Amministrazione nazionale per l’energia del governo, nel primo trimestre del 2025 l’energia solare ed eolica hanno rappresentato il 22,5% del consumo totale di elettricitĆ  della Cina, dove su un binario parallelo si continua comunque a inquinare con le centrali a carbone.

Ora a Pechino sanno che lasciare più spazio al solare non ĆØ funzionale solo a rispettare gli obiettivi sulla transizione energetica e la neutralitĆ  carbonica, ma anche a combattere l’antico problema della desertificazione. La Cina ĆØ uno dei firmatari della Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione (UNCCD) e può offrire un modello (con luci e ombre) ad altri Paesi aridi in Africa e Asia Centrale.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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