Negli anni successivi, la Cia favorì altri golpe – tra gli altri, quelli in Brasile e in Cile nel 1964 e 1973 – e si dilettò a sostenere rivolte militari armate e ribelli di destra in tutta la regione. La maggior parte delle amministrazioni americane in realtà voleva spingersi addirittura più in là; il segretario di Stato di Ronald Reagan, Alexander Haig, lo supplicò di invadere Cuba: “Basta una tua parola. Trasformerò quella cazzo di isola in un parcheggio“, disse al presidente.
Quasi sempre, quello che arrivò dopo l’ingerenza degli Stati Uniti fu peggio di ciò che c’era prima. In Cile, Salvador Allende fu sostituito dalla brutale dittatura militare di Augusto Pinochet, che sarebbe durata 17 anni. Dopo il tacito sostegno americano al colpo di stato del 1976 in Argentina, che depose Isabel Perón, il paese venne governato per decenni da un esercito brutale, che si macchiò di orrori come il lancio di dissidenti dagli elicotteri. E tutto questo senza prendere in considerazione gli esempi di questo secolo in Iraq e Afghanistan.
L’instabilità e i regimi autoritari nella regione sono stati favoriti dall’addestramento d’élite garantito dall’esercito statunitense. Il dipartimento della Difesa ha formato decine di migliaia tra militari, funzionari dei servizi segreti e membri delle forze dell’ordine latinoamericane nella famigerata School of the Americas in Georgia; molti di loro sono stati poi accusati di terribili violazioni dei diritti umani, come nel caso di ex allievi che, secondo l’indagine di uno studioso dell’università Duke, sono diventati “dittatori, operatori degli squadroni della morte e assassini”: come Manuel Noriega a Panama, il dittatore boliviano Hugo Banzer Suárez, l’autocrate haitiano Raoul Cedras, il capo della polizia segreta di Pinochet e anche il generale scelto da Maduro come ministro della Difesa in Venezuela, per citare solo alcuni degli esponenti di spicco di questa galleria degli orrori.
Per decenni gli Stati Uniti, un presidente dopo l’altro, hanno giustificato questi interventi e il sostegno politico alle dittature con la scusa della Guerra fredda, sottolineando che appoggiare regimi terribili in questi paesi fosse meglio che correre il rischio di vederli cadere in mano al comunismo. Ironia della sorte, sono stati proprio la forza, il dominio e l’abilità mostrati delle forze armate e dell’intelligence statunitensi a far apparire questi interventi molto più allettanti del dovuto agli occhi dei presidenti americani, da Eisenhower a Reagan passando a Trump. Se nel breve termine la vittoria è quasi sempre assicurata – deponendo, rovesciando o sequestrando leader stranieri scomodi –, i risultati sul lungo periodo rappresentano una scommessa.


