Vida perfecta è l’anti-Sex and the city che parla di donne, disabilità e molto altro



Da Wired.it :

Non solo: la ragazza vedrà la sua vita ancora più intrecciata con quella della sorella Esther (Aixa Villagrán), artista lesbica spiantata e incapace di crescere ma soprattutto di aver fiducia in sé, e dell’amica Cris (Celia Freijeiro), donna in carriera che inganna il marito non volendo avere altri figli. Le tre donne sono ritratte nel fiore degli anni, nel pieno della loro vitalità ma anche nel bel mezzo di crisi esistenziali che, nonostante tutto, affrontano con carisma, indipendenza e un pizzico di sfrontatezza.

Impossibile non pensare a una specie di Sex and the city in salsa barcellonese, ma qui non c’è nulla di patinato, ostentato o costruito: il fascino della scrittura di Dolera è proprio quello di sporcare con pennellate di realismo ogni situazione. La verità però non è mai cruda o eccessivamente drammatica, ogni contraccolpo della vita è rappresentato nella sua veste tragicomica: si va dai pannolini pieni di cacca ai rapporti sessuali in auto, dagli inganni delle dating app alle tipiche incomprensioni di chi si conosce fin troppo bene per essere sincero fino in fondo. L’ironia sta soprattutto in certi stacchi da una scena all’altra, in certe aspettative mandate in fumo.

C’è poi un trattamento assai sensibile e senza pietismi della disabilità, soprattutto di tipo mentale o cognitivo: non tutti i personaggi disabili sono interpretati da attori disabili, ma l’approccio è quello di un racconto franco, onesto, mai costruito e anzi le stesse protagoniste vedono smontate pian piano i loro preconcetti. Si parla anche di altri temi forti, come per esempio di femminismo e colpisce il fatto che siano soprattutto gli uomini a mettere le mani avanti (chi definendosi “alleato” delle femministe, chi scusandosi di aver agito da piccolo macho). Non c’è tema – dalla maternità all’aborto, dalla masturbazione alla fedeltà – che non sia trattato in modo libero da pregiudizi o moralismi stantii.

Vida perfecta è un ossimoro fin dal suo titolo e porta avanti questa linea in ogni situazione raccontata, mostrando come ogni passo falso sia in realtà un’opportunità preziosa e delicata di scoprire una parte migliore di sé. Gli otto episodi della prima stagione si bevono tutto d’un fiato, ricordando – anche se in maniera più accessibile e lineare – altri titoli recenti come Vida o Pen15, per la seconda (partita in Spagna questo novembre e che sarà purtroppo anche l’ultima) si dovrà attendere invece aprile. Nel frattempo è meglio non farsi perdere questo ritratto fresco e liberatorio di femminilità e ancora più in generale di umanità.



[Fonte Wired.it]