Vino, Tannico punta sui robot in magazzino per aumentare gli affari



Da Wired.it :

Sota, Goha e per ultimo Gino. Si avvicinano in fila indiana, per poi dividersi. Uno si arrampica, l’altro affonda nella corsia, il terzo è già arrivato in postazione. Non sono bambini all’asilo, né cuccioli ai primi approcci con il mondo. Sono robot. Quelli che scelgono le bottiglie nel magazzino di Tannico, scaleup specializzata in vendita online di vino, birre e alcolici, a Castel San Giovanni (Piacenza), nella valle della logistica italiana, a pochi passi dalle unità di colossi come Amazon. 

Vista aerea del magazzino di Tannico a Castel San Giovanni (Piacenza) 

La scaleup del vino vola

La scaleup del vino vola. L’anno scorso ha fatturato 37 milioni (+89% sul 2019: effetto lockdown), quest’anno i ricavi attesi sono doppi, anche grazie all’acquisizione, avvenuta a luglio, di una società francese, Venteàlapropriété, che ha invertito i pesi sulla bilancia: oggi il 60% degli incassi arriva dall’estero. I soldi non mancano, la crescita aggiunge pressione, e i fondatori hanno puntato sull’innovazione per automatizzare completamente un magazzino da mezzo milione di bottiglie. 

Wired l’ha visitato. Robot si aggirano ovunque, si muovono con passo gentile, rispettano le precedenze, scansano delicatamente le persone, quando serve fanno la fila, poi scaricano e ripartono. Ce n’è persino uno che imballa i “colli” con pellicola trasparente, alla stregua dei bagagli negli aeroporti, ed è un po’ la mascotte del gruppo. 

Un progetto da cinque milioni di euro, realizzato grazie al contributo di una società francese che si è occupata della parte di automazione. Ma il cuore algoritmico del business, l’ottimizzazione, la previsione, sono italiani. “Nelle nostre vene scorre sangue digitale, e questa parte l’abbiamo tenuta per noi” spiega l’ad e fondatore Marco Magnocavallo mentre ci accompagna tra le corsie assieme ai soci. Il successo del business si gioca in una partita a base di modelli previsionali basati su storici che arrivano alla singola bottiglia. Il machine learning fa sì che, dopo un mese di supervisione da parte di un buyer, il sistema sia in grado di inoltrare ordini in autonomia. Bisogna fidarsi parecchio, dato che le conseguenze, in caso di errore, possono essere devastatnti. 

Anche il lavoro è cambiato

Dieci tecnici, quaranta magazzinieri e trentadue robot. Anche il lavoro è cambiato. Oggi sono richieste competenze digitali. “La macchina ci ha consentito di eliminare mansioni ripetitive, alienanti, come la costruzione delle scatole”, prosegue il manager. Ma nella fabbrica del presente, in questo caso a temperatura controllata tra i 17 e i 23 gradi, non si entra senza saper usare un pc. 



[Fonte Wired.it]