La vita eterna non è più solo fantascienza: è un progetto scientifico, demografico e industriale in cui biologi, ricercatori, miliardari, capi di stato investono per hackerare l’invecchiamento (con l’aiuto dell’intelligenza artificiale) e, un giorno, la morte biologica. Il nuovo numero del bookazine trimestrale di Wired, in edicola dal 16 marzo, è intitolato “Progetto Vita Eterna” e prova a raccontare tutti gli aspetti di questa corsa: dalle tecnologie che promettono di rallentare il decadimento cellulare alla crioconservazione, dalla longevity escape velocity (vi diciamo tra qualche riga di che cosa si tratta) alle conseguenze sociali di una società in cui i 75enni saranno più numerosi dei trentenni.
La vecchiaia è la norma
In paesi come l’Italia, la popolazione anziana è destinata a superare stabilmente quella giovane, con impatti profondi su welfare, mondo del lavoro e rapporti tra generazioni. Nel suo articolo, il demografo Alessandro Rosina, professore all’Università Cattolica di Milano) ragiona su cosa significa costruire una “società della longevità”, in cui la componente matura e anziana della popolazione, storicamente minoritaria, diventa numericamente prevalente: se la maggioranza dei 75enni sarà in salute e attiva, o se benessere e tecnologie anti-age resteranno privilegio di pochi anziani molto agiati.
La longevità come potere
A proposito di ricchi, uno dei fulcri del numero è l’intervista della direttrice di Wired Us Katie Drummond al miliardario Bryan Johnson, che ha trasformato il proprio corpo in un laboratorio permanente alla ricerca dell’immortalità. Il suo protocollo è rigorosissimo: esercizi quotidiani, batterie di esami, esattamente 8 ore e 34 minuti di sonno a notte, risonanze, trasfusioni di plasma, dieta ultra controllata e terapie della luce. Una serie di regole codificate e applicate anche a una community di fedeli che somiglia sempre più a una religione della longevità radicale.
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