Alla fine, X ha ceduto. Il social network di Elon Musk ha accettato di pagare la multa di 120 milioni di euro imposta dalla Commissione europea per violazioni del Digital services act (Dsa), il regolamento per servizi digitali più trasparenti e sicuri nell’Unione europea. Questo nonostante X avesse già avviato una procedura di ricorso contro la sanzione.
L’azienda ha anche detto che adotterà misure correttive rispetto alla mancata trasparenza nell’assegnazione della spunta blu per i profili verificati, ma rimane aperta la questione di se, e in caso come, porrà rimedio alle altre violazioni evidenziate dall’Europa, sulla trasparenza dei dati. Il confronto tra X e Bruxelles, dunque, non si è ancora chiuso. Anzi, ora c’è un’altra indagine, sempre nell’ambito del Dsa, sull’utilizzo di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale di X, per creare deepfake sessualizzati.
Perché X non ci piace più così tanto
Per X ci vorrebbe qualcosa di più di una multa
È in questo contesto che appaiono significativi i dati emersi da un recente sondaggio di YouGov realizzato in Francia, Germania, Spagna, Polonia e Italia secondo cui il 69% degli italiani – e il 70% di tutti gli intervistati – pensa che X dovrebbe essere punito ulteriormente se non si adegua alle regole europee su privacy e trasparenza. Per il 41% di questi italiani, la piattaforma non andrebbe solo multata di nuovo, ma bisognerebbe bloccargli l’accesso al mercato europeo.
Intanto, la scelta di X di pagare la multa è “un ottimo segnale che il Dsa è in grado di fare la differenza”, secondo Nienke Palstra, direttrice per le campagne e la policy di People vs. Big Tech, movimento europeo che riunisce cittadini e 150 organizzazioni della società civile per sfidare il potere e gli abusi dei colossi della tecnologia. Il fatto che così tanti italiani prendano una posizione netta contro il social di Musk “conferma il sentimento forte che c’è nell’opinione pubblica”, continua Palstra.
A cosa servono le regole?
“Gli italiani si rendono conto” che ci sono grossi problemi nel modo in cui operano piattaforme come X, dice Simonetta Vezzoso, professoressa aggregata all’Università di Trento, esperta di politica della concorrenza e proprietà intellettuale. Nonostante tutte le “promesse di regolazione digitale efficiente, moderna” che sono arrivate con l’adozione del Dsa e altre normative come il Digital markets act (Dma), non si sono visti grandi cambiamenti, sostiene Vezzoso.
A partire dalla multa contro X, che “è significativa nella misura in cui dimostra che la Commissione inizia a muoversi”, ma “di per sé, sia l’ammontare della sanzione sia le questioni che sono state considerate sono abbastanza insignificanti”. Il problema, per Vezzoso, non è che le regole europee sono troppo deboli, ma che non vengono attuate in modo completo. Il Dsa, ad esempio, “ha un impianto regolatorio molto ampio che, se applicato con rigore, farebbe in modo veramente di trasformare questi sistemi digitali”.

