Dónal Finn Hero Fiennes Tiffin. Photo credit Daniel SmithPrime

Dónal Finn, Hero Fiennes Tiffin. Photo credit: Daniel Smith/PrimeDaniel Smith/Prime

Nessuno nella writer’s room si tormenta per rispettare il canone – la stessa principessa è un personaggio completamente inedito – mentre è più che evidente l’intento di creare uno show giovanile che punta sull’azione, il bromance e la ribellione adolescenziale. La prospettiva potrebbe apparire irritante e arrogante eppure il pregio maggiore dello show è quello di non voler essere pretenzioso, ma piuttosto una creazione affettuosa e divertente molto liberamente ispirata a un personaggio iconico della letteratura. “Questa versione di Sherlock è più facile da approcciare per il pubblico, è più facile identificarsi con il giovane Sherlock. La serie è anche un romanzo di formazione, in cui Holmes è meno distaccato e anzi ha un entusiasmo quasi adolescenziale” ha spiegato il suo interprete. L’Holmes di Fiennes è passionale, idealista, anticonformista; il suo temperamento è molto diverso da quello dell’omonimo letterario ma in fondo è Sherlock in quello che conta: intuitivo, logico, ossessivo e dotato di incredibili capacità di deduzione. Sembra il meno stabile mentalmente della sua famiglia e invece è il più solido e maturo.

Man mano che i misteri si avvicendano, Young Sherlock diventa una spy story (ma è anche un giallo, una commedia e un’avventura in giro per il mondo) nella quale l’indagine più ardua riguarda scoprire di chi fidarsi e di chi no, dove i sospetti possono rivelarsi alleati e le persone più vicine tradiscono senza rimorsi. Per quanto brillante, Holmes è troppo giovane e genuino per discernere tra onesti e bugiardi. Col tempo, oltre all’iperprotettivo Mycroft da sempre devoto a prendersi cura del fratello minore, vengono introdotti altri membri della famiglia come la madre Cordelia (Natascha McElhone), psicologicamente fragile, e il machiavellico padre Silas (nella realtà lo zio di Hero, Joseph Fiennes (“Siamo una grande famiglia, è stata una grande occasione per passare dle tempo con lui”, ha ricordato Hero). Le ultime puntate sono la disamina di un affare di famiglia, e Ritchie – un Ritchie straordinariamente contenuto rispetto al suo solito – smorza il suo stile registico frenetico e flamboyant per assecondare una narrazione più drammatica e introspettiva. Questa è tesa a rivelare il lato più emotivo e tormentato del protagonista e a mostrare le prime crepe nell’impianto morale di Moriarty. Raccontare come si è spezzata la relazione tra lui e Holmes giustifica ampiamente il rinnovo di una seconda stagione.

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