Ogni giorno produciamo una quantità smisurata di contenuti, messaggi, fotografie, conversazioni, post, ricerche. Una vita digitale a tutto tondo di cui pensiamo di poter disporre per sempre. Ma quanto è davvero nostra? Abbiamo il controllo di ciò che produciamo online e soprattutto quei contenuti, un giorno, in che mani finiranno? Chi li custodirà, chi potrà organizzarli, chi potrà scegliere cosa preservare? Domande che coincidono con la nostra contemporaneità e che una start-up sarda, Zephorum, che si definisce “the first World Wide Webetery”, ha scelto di corrispondere per ripensare il destino della nostra identità digitale dopo la morte, trasformando l’eredità online da problema irrisolto a patrimonio custodito.
Zephorum è una startup italiana fondata nel 2022 da una squadra di esperti in diritto informatico, comunicazione e scienze psicologiche, il cui impegno è la pianificazione dell’eredità digitale o il recupero della stessa di una persona cara che non c’è più. Un ecosistema in cui le persone possono pianificare o proteggere la propria eredità digitale, e scegliere tra il diritto al ricordo o il diritto all’oblio. All’interno della piattaforma c’è un portale dedicato, che si chiama Webetery, uno spazio creato da Zephorum per custodire e onorare la memoria di chi non c’è più, “un luogo sicuro, intimo e rispettoso dove parenti, amici e familiari possono raccogliere, condividere e proteggere ricordi, volontà e testimonianze”.
Quali servizi offre Zephorum
La piattaforma offre diversi servizi, tra questi c’è la possibilità di creare un vero e proprio “Mausoleo digitale“, un servizio di recupero dell’eredità digitale di una persona deceduta. Su richiesta degli eredi legittimi, il servizio si occupa di recuperare il patrimonio digitale del defunto, rimuovere i suoi profili dal web e raccogliere in un luogo dedicato i contenuti e le memorie di maggior valore della sua esistenza. La piattaforma si occupa di recuperare tutto dai profili social, email e archivi in cloud, senza bisogno di conoscere le password ma interloquendo direttamente con i provider, da Facebook a Google, rispettando privacy e volontà e con una procedura legaltech sicura. Dopo aver avviato la pratica e recuperato i dati richiesti, foto, video, audio e testi vengono convertiti e ordinati in un’area privata.
Il caso Michela Murgia
Proprio su questa piattaforma è stata raccolta l’eredità digitale dei profili social di Michela Murgia. Lo ha annunciato con un post su Instagram Alessandro Giammei, figlio ed erede di Michela Murgia, che ha spiegato che l’eredità digitale di Michela Murgia (post, immagini e video pubblici sui suoi social media) è stata “raccolta, organizzata e disponibile in una pagina-mausoleo indipendente e aperta a tutti sulla piattaforma @zephorum_webetery”. Giammei ha spiegato nel post che si tratta di “un importante passo di preservazione e curatela di quel che Michela ha scritto e fatto negli anni, usando internet con acume, lungimiranza, giocosità e gravità”.
Il caso di Michela Murgia è particolarmente rilevante proprio perché lei usava il web come uno spazio narrativo, un palcoscenico civile. Per questo preservarne la memoria passa attraverso anche il suo patrimonio digitale perché, come spiega Giammei, queste piattaforme cambiano vertiginosamente e “oligarchi miliardari dall’oscura agenda politica le comprano per trasformarle in megafoni di propaganda, ne smantellano i meccanismi di fact-checking, le mettono al servizio di governi autoritari e polizie di frontiera”. Zephorum è uno spazio digitale di commemorazione che ha il vantaggio di essere immune dalle logiche dei social ed è liberamente consultabile in un ambiente indipendente.


