Il 19 novembre, la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di Regolamento Omnibus. Si tratta di una iniziativa ambiziosa che è figlia delle riflessioni e delle iniziative suggerite dal Rapporto Draghi commissionato dalla stessa Commissione. Come metafora per comprendere la relazione tra i due testi, si può pensare al Rapporto Draghi come al piano dell’architetto che identifica i problemi strutturali di un vecchio edificio (l’UE, con la sua scarsa competitività digitale) e propone una riprogettazione ambiziosa (più innovazione, armonizzazione legislativa e meno burocrazia). Il Regolamento Omnibus, rappresenta l’inizio dei lavori di ristrutturazione, concentrandosi sulla demolizione delle pareti divisorie obsolete (leggi sovrapposte) e sull’installazione di sistemi centralizzati e moderni (come il Single-Entry Point e la semplificazione delle regole per l’AI), in linea con la visione dell’architetto. Il Rapporto Draghi sulla competitività europea e la proposta di Regolamento Omnibus per la semplificazione dell’”acquis digitale” condividono l’obiettivo centrale di migliorare la competitività dell’Unione Europea (UE) attraverso la riforma e l’armonizzazione della legislazione digitale.
L’analisi dei due testi rivela diversi punti di contatto e sinergie tra le aspirazioni strategiche del Rapporto Draghi in materia di digitale e le misure legislative specifiche contenute nel Regolamento Omnibus. Nonostante la complessità della riforma, ho individuato di seguito alcune rilevanti modifiche in termini di potenziale impatto per la competitività delle imprese europee qualora entrassero in vigore.
Riduzione dell’onere Regolatorio e semplificazione normativa
Il punto di contatto più evidente è l’urgenza di ridurre l’eccessivo carico normativo che ostacola la crescita in Europa. Il Rapporto Draghi sottolinea che la regolamentazione è percepita da oltre il 60% delle aziende dell’UE come un ostacolo agli investimenti, con la presenza di circa 100 leggi focalizzate sul settore tecnologico e oltre 270 regolatori attivi nelle reti digitali, che generano complessità. Il Rapporto raccomanda di ridurre l’onere regolatorio e di esercitare maggiore “auto-moderazione” (self-restraint) legislativa.
Coerentemente, il Regolamento Omnibus prende atto che l’accumulo di regolamentazione ha avuto un “effetto negativo sulla competitività” e persegue l’obiettivo di consolidare e semplificare l’acquis digitale. Prevede, tra l’altro, l’abrogazione di diverse normative frammentate in materia di dati, tra cui il Regolamento sul libero flusso dei dati non personali (Reg. 2018/1807), il Regolamento sulla Data Governance (Reg. 2022/868) e la Direttiva Open Data (Dir. 2019/1024), incorporando le loro disposizioni principali nel Data Act (Reg. 2023/2854). Prevede anche l’abrogazione del Regolamento P2B (Reg. 2019/1150), in quanto le sue disposizioni sono state largamente superate da atti più recenti. Queste misure mirano a tagliare i costi amministrativi, con risparmi stimati in almeno 1 miliardo di euro all’anno.
Sostegno all’innovazione digitale e all’intelligenza artificiale (AI)
Come per il Rapporto Draghi, anche il Regolamento Omnibus riconosce l’importanza cruciale dell’innovazione, in particolare nel settore digitale e dell’AI, per la produttività europea. Il Rapporto ha sottolineato che l’Europa è sull’orlo di una nuova rivoluzione digitale innescata dall’AI ma che manca un politica di promozione e coordinamento delle attività di condivisione dei dati per accelerare l’integrazione dell’AI nell’industria. Anzi, l’interpretazione spesso fine a sé stessa che di alcune normative come il GDPR (Reg. 2016/679) viene data soprattutto dalle autorità di controllo rischia di bloccare o rallentare tale obiettivo.


