La natura precisa della componente ĆØ una delle grandi domande della cosmologia contemporanea. Per fare passi avanti, i ricercatori hanno bisogno di basi di dati affidabili che ne registrino il comportamento. In questo contesto le mappe degli ammassi di materia oscura sono risorse essenziali, ma realizzarle resta una sfida.
PoichĆ© la gravitĆ ĆØ lāunica forza che interagisce con questa sfuggente sostanza, gli astronomi analizzano le distorsioni della luce proveniente da galassie ultramassicce per stimare quanta materia oscura le circondi. Per questo, più potente ĆØ il telescopio utilizzato, tanto più precisi sono i dati. Creare una mappa con il Jwst rappresenta in questo senso una necessaria evoluzione rispetto ai risultati ottenuti precedentemente con il telescopio spaziale Hubble.
Decodificare l’universo oscuro
La nuova mappa, pubblicata il 26 gennaio sulla rivista scientifica Nature, combina misurazioni della luce, concentrazioni di gas caldo ā tipiche dei grandi ammassi di stelle ā e la distribuzione delle galassie. Integrando questi dati, i ricercatori hanno identificato la rete invisibile di materia oscura che modella queste strutture spaziali.
“Il fatto che dove si osserva una tonnellata di gas e/o una tonnellata di galassie si veda anche una tonnellata di materia oscura significa che la sostanza, per quanto misteriosa, interagisce a livello gravitazionale con il gas e con le stelle“, ha spiegato Jacqueline McCleary, coautrice dello studio, in un comunicato stampa. “La gravitĆ tiene insieme tutte queste strutture e, di fatto, la materia oscura ĆØ lāimpalcatura su cui si organizzano il gas e le galassie“.
Il team di ricercatori sostiene che il loro metodo possa essere applicato anche ad altre regioni dell’universo per continuare a tracciare la materia oscura. Proprio grazie a queste mappe e agli studi paralleli, la scienza può avvicinarsi a decifrare il comportamento del cosiddetto āuniverso oscuroā, un dominio popolato da particelle ed energia che al momento sono ancora invisibili.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


