Anche sul fronte europeo l’Italia fatica. Nei programmi Horizon 2020 e Horizon Europe emergono frammentazione tematica e una presenza debole nei settori più avanzati – dalle neuroscienze al quantum, dalla sicurezza allo spazio.
“Spesso l’Italia non è riuscita a cogliere pienamente queste opportunità”, ha osservato il presidente di FBK, Ferruccio Resta. “Abbiamo sotto-performato in termini di partecipazione, tassi di successo e fondi ricevuti. Altri paesi, costruendo più sistema, riescono a essere molto più rappresentati”.
Serve coordinamento, serve lavorare uniti tra imprese, università e centri di ricerca, per affrontare il nuovo programma europeo in modo più strutturato e vicino al tessuto produttivo.
Autonomia tecnologica: la sfida europea
La questione non riguarda solo l’Italia. È tutta l’Europa che si trova sempre più stretta nella morsa di Stati Uniti e Cina. Per questo ha bisogno di rafforzare la propria autonomia tecnologica senza rinunciare al proprio modello fatto di regole, diritti e centralità della persona.
“Le transizioni tecnologiche e produttive stanno ridisegnando manifattura, sanità, energia, difesa e servizi. La politica industriale non può permettersi di guardare altrove”, ha sottolineato Resta.
L’Europa, quindi, produce ricerca di qualità, ma fatica a trasformarla in piattaforme tecnologiche globali. Servono capitali, ecosistemi integrati e una visione industriale condivisa. Ma servono anche teste, servono idee.
“Affrontare la sfida tecnologica oggi – umanoidi, dati, intelligenza artificiale – richiede capitale umano”, ha aggiunto Resta. “Dobbiamo attrarre giovani, imprenditori e imprenditrici, ricercatrici, ricercatori dottorande e dottorandi. Dobbiamo sviluppare piattaforme stabili tra ricerca e impresa. È impossibile affrontare questo momento senza open innovation e senza stimolare la capacità dei nostri giovani di fare impresa e startup innovative”.
Digitale e intelligenza artificiale: bene la ricerca, meno la valorizzazione
I dati presentati da Alessandro Perego, vicerettore Sviluppo sostenibile e impatto e direttore scientifico degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano, descrivono una situazione ambivalente nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale.
L’Italia ha mostrato una buona capacità di partecipazione ai progetti europei e una produzione scientifica solida. Cresce anche la formazione di capitale umano in materie Stem (acronimo che sta per scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Tuttavia, quando si guarda alla traduzione in brevetti, startup e investimenti industriali, il divario con gli Stati Uniti resta enorme.
Molti progetti europei si concentrano su applicazioni – software, sistemi dati, soluzioni verticali per industria e sanità – mentre risultano più deboli gli investimenti sulle tecnologie fondamentali e sulle infrastrutture digitali di base. Un’impostazione coerente con il tessuto produttivo europeo, ma che rischia di lasciare ad altri il controllo delle piattaforme chiave.

