Si chiama Hugo Powell ed è il primo bambino nato nel Regno Unito da una madre che ha ricevuto un trapianto di utero da donatrice deceduta. I medici dell’Imperial College Healthcare NHS Trust hanno infatti raccontato che la neo-mamma, Grace Bell, soffriva della sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser (Mrkh), una rara patologia che provoca lo sviluppo insufficiente o l’assenza dell’utero, e che aveva iniziato il trattamento per la fertilità diversi mesi dopo il trapianto di utero avvenuto nel 2024.
Il trapianto di utero
Il trapianto di utero non è di per sé una procedura salvavita, ma funzionale e temporanea perché appunto può cambiare la vita alle donne che non hanno un utero e permettere loro di portare a termine una gravidanza. In Italia, il protocollo approvato in via sperimentale dal Centro nazionale trapianti nel giugno 2018 prevede, come primo step, la riuscita del trapianto dell’utero prelevato da una donatrice deceduta. Dopo almeno un anno dall’intervento, una volta stabilizzato il quadro clinico della paziente, viene poi avviato un percorso di procreazione medicalmente assistita. Se la gravidanza procede positivamente, la paziente arriva a partorire con un taglio cesareo e, una volta dato alla luce il neonato, si procede alla rimozione chirurgica dell’utero. Ciò evita alla paziente di continuare a sottoporsi alla terapia immunosoppressiva necessaria per evitare il rigetto dell’organo.
A chi è rivolto
Secondo le indicazioni del protocollo, come ricorda il Ministero della salute, le potenziali candidate al trapianto di utero sono donne di età compresa tra i 18 e i 40 anni con anamnesi negativa per patologie oncologiche, assenza di pregresse gravidanze a termine con esito positivo, affette da patologia uterina congenita (sindrome di Rokitansky) o acquisita (atonia uterina postpartum). Le donne, tuttavia, devono avere una normale funzione ovarica e rispondere ai requisiti legali per la procreazione medicalmente assistita. La sperimentazione italiana prevede, inoltre, che le donatrici siano decedute tra i 18 e i 50 anni ed esclude per ora la donazione da vivente.
I numeri del trapianto
Il primo trapianto di utero in Italia, ricordiamo, è stato eseguito nell’agosto 2020 al Policlinico di Catania, in collaborazione con l’Ospedale Cannizzaro, su una donna con sindrome di Rokitanski. La donatrice era una donna di 37 anni morta per arresto cardiaco improvviso e che aveva espresso in vita il proprio consenso alla donazione. Dopo due anni dall’intervento, è nata la prima bambina nel nostro Paese. Nel 2025, è nato poi un altro bambino, il secondo in Italia, da un utero trapiantato. Nel Regno Unito, invece, come ricorda il Guardian, il primo trapianto di utero è stato effettuato nel 2023 su una paziente affetta da Mrkh, che ha ricevuto l’organo dalla sorella, tramite quindi donazione da vivente. Infine, secondo la Bbc News, in tutto il mondo sono stati eseguiti più di 100 interventi di trapianto di utero e sono nati più di 70 bambini sani.


