Recentemente mi è stato chiesto: “Come mai voi 30enni non fate figli?”. La prima risposta che ho dato è stata: “Veramente mi stai facendo questa domanda?”. A questa è poi seguita un affermazione che reputo veramente cringe: “Ah già a voi piace adottare gli animali come sostituti dei figli”. Sorvolo sulla successiva mia reazione, ma penso che sia veramente sconcertante il fatto che i Baby Boomer (60-70enni) non abbiamo veramente idea del perché molti 30enni fanno fatica a mettere su famiglia. Al netto di chi non ne vuole proprio sentir parlare di bambini per casa, e poi ci arriverò, c’è anche una fetta che invece li vorrebbe. Il problema è che ci manca la giusta stabilità economica.
Noi 30enni siamo cresciuti nel mezzo di vari disastri economici che hanno radicalmente cambiato il mercato del lavoro: Il 2008, con la Grande recessione e il 2011-2012 con la crisi del debito sovrano. Non cito il Covid-19 solo per compassione ma c’è da dire che anche questo ha portato al fenomeno delle grandi dimissione, tipicamente capeggiate da noi 30enni, e ad un estremizzazione, anche peggiore, del lavoro precario. Negli anni siamo infatti stati definiti come la generazione più sfortuna della storia: “The unluckiest generation in US history”, intitolava un articolo del Washington Post, dove veniva spiegato come i nati a metà degli anni’90 hanno attraversato tutte le sfortune più grandi del 21° secolo. Mi sarei aspettata, alla fine, devo ammetterlo, di trovare come negli oroscopi più magnanimi un: “Ma non vi scoraggiate, sta arrivando il vostro anno”. E invece no. Un elenco sterminato di sfortune economiche, cambiamenti climatici vari, saturazione del mercato del lavoro e guerre. Insomma, non ci siamo fatti mancare niente.
Ecco, solo questa sequela di sfortune inanellate nel corso della nostra vita basterebbe a spiegare perché non riusciamo a pensare a fare una famiglia, ma siccome mi piacciono i numeri e i report argomenterò ancora meglio.
Secondo il “2025 GenZ and Millennial Survey” di Deloitte, il 46% dei Millenial ha dichiarato di non sentirsi finanziariamente sicuro (dato in aumento del 14% rispetto al 2024) e di vivere “stipendio dopo stipendio”. Preoccupazioni economiche che non riguardano solo il presente, ma anche la stabilità futura, inclusa la possibilità di costruire una famiglia (guarda un po’!). Il 78% dei giovani considera infatti la mancanza di una stabilità economica il motivo principale per cui le famiglie si formano più tardi (quando lo fanno) e il costo della vita è diventata la principale fonte di stress per il 42% dei Millennial con inevitabili ripercussioni, come evidenzia il report, sulla decisione di avere figli, sul riuscire ad acquistare una casa e sulla costruzione di famiglia.
Se poi essendo arrivati fino a qua, e mi rivolgo ai Boomer, si potrebbe pensare che è tutto “un piangerci addosso” e “anche noi quando eravamo giovani abbiamo fatto la gavetta”. NO. E voglio essere categoria. Non si tratta di fare esperienza si tratta di una vita lavorativa con poche prospettive dove: ti assumono con il contratto di apprendistato anche se hai almeno tre anni di esperienza perché devono risparmiare, dove devi accettare di fare un lavoro che non ti piace o per cui non hai studiato perché nel tuo settore non c’è spazio. Il motivo? Tipicamente perché c’è un 70, 80enne in pensione che non sapendo cosa fare è ancora in azienda. Si tratta di dover accettare, quando ci riusciamo, contratti mal pagati a tempo determinato o collaborazioni con la quale si fa fatica ad arrivare a fine del mese. Si tratta che in Italia si fa carriera per anzianità e non per merito. E un impiegato 30enne guadagna il 34% in meno di un 60enne, secondo un’indagine effettuata da ODM Consulting. Ah, e giusto per aggiungere altri due dati: negli ultimi 25 anni (secondo l’Ocse e l’Istat) il costo della vita in Italia è cresciuto molto più degli stipendi (+90%) e secondo, iI think tank britannico Resolution Foundation ha pubblicato uno studio in cui si afferma che i Millennial saranno la prima generazione dell’epoca moderna a essere statisticamente più povera rispetto a quella dei propri genitori, con un calo della ricchezza media del 17%. Quindi no, non sono lamentele fini a se stesse.


