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Fertilizzanti, la guerra in Medio Oriente sta mandando in crisi un’industria invisibile ma fondamentale

di webmaster | Apr 5, 2026 | Tecnologia


Con la crescita del settore, i fertilizzanti sono entrati a far parte delle strategie dell’area per diversificare l’economia e affrancarsi almeno in parte da petrolio e gas. Complice una domanda globale forte e costante, il comparto ha riscosso un grande successo.

Un nodo critico nella catena alimentare

“L’industria dei fertilizzanti nel Golfo ha cambiato passo nei primi anni Duemila, quando ci fu una forte spinta ad aumentare la capacità produttiva”, spiega Hassan Abu Arafat, giornalista e analista economico che vive in Qatar. “Gli investimenti in infrastrutture e tecnologia furono ingenti e fecero crescere la produzione in modo significativo”.

Oggi circa il 29% dell’ammoniaca e il 36% dell’urea scambiate a livello globale arrivano dal Golfo, che ormai rappresenta uno dei nodi più critici del sistema alimentare mondiale e, proprio per questo, anche uno dei più esposti.

Tra le principali aziende del settore ci sono la saudita Sabic, la Qatar fertiliser company (Qafco), la Gulf petrochemical industries Co. (Gpic) dal Bahrain e la Oman india fertiliser company (Omifco) in Oman. Anche gli Emirati Arabi Uniti producono fertilizzanti azotati attraverso Adnoc, la compagnia energetica statale e uno dei principali gruppi industriali del paese.

“L’Arabia Saudita, per esempio, è arrivata a produrre ogni anno tra i 6 e i 7 milioni di tonnellate di ammoniaca, mentre il Qatar ha superato i 3,5 milioni di tonnellate di urea”, aggiunge Arafat. “Di conseguenza, la quota del Golfo nel mercato globale dell’urea è salita fino a circa il 10-15%, rafforzandone il ruolo di esportatore strategico”. Alcuni paesi della regione oggi producono oltre 7 milioni di tonnellate all’anno.

Cosa succede ai fertilizzanti con la guerra

Ma mentre la guerra prosegue e la circolazione nello stretto di Hormuz è ridotta quasi a zero, gli esportatori del Golfo entrano in una fase più incerta e devono gestire i rischi.

In una fase in cui le rotte commerciali sono diventate meno prevedibili, QatarEnergy ha parzialmente sospeso la produzione dei suoi impianti chimici e petrolchimici, che comprendono le strutture in cui si realizza l’urea e altri derivati.

Uno scenario simile si era già visto nei primi mesi della guerra in Ucraina, quando le interruzioni nelle esportazioni di fertilizzanti da parte di Russia e Bielorussia avevano fatto impennare i prezzi globali e aggravato l’insicurezza alimentare nelle regioni dipendenti dalle importazioni. Se da un lato le spedizioni dal Golfo continuano almeno in parte, lo stravolgimento delle rotte ha già prodotto un aumento dei prezzi. Il tutto, in una fase in cui anche le alternative come il mar Rosso sono vulnerabili, osserva Hebebrand.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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