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Remigrazione, il pericoloso rebranding della deportazione che piace all’ultradestra (Lega in testa)

di webmaster | Apr 14, 2026 | Tecnologia


Quando in pubblico, sui social, in famiglia o sul lavoro rischiamo di apparire troppo ostili, cosa facciamo, a volte, per camuffare la nostra irruenza? Cerchiamo di rendere più accettabile la forma, senza modificare la sostanza. È un comportamento definibile come passivo-aggressivo; un modo indiretto per esprimere rabbia o odio, mascherando l’aggressività. Ebbene, se nel 2026 volete cercare, a livello politico, un esempio perfetto di “make-up verbale” in perfetto stile passivo-aggressivo, avete appena trovato la parola giusta: remigrazione.

Questo termine suona quasi come un banale dettaglio tecnico, roba da ufficio per le risorse umane. Cosa sarà mai? A occhio e croce, potrebbe essere un banale “trasferimento” di qualcuno verso il suo punto di partenza; o una paciosa emigrazione al contrario. Invece dietro quel neologismo – entrato ufficialmente nel Vocabolario Treccani l’anno scorso – si nasconde un bug del sistema liberal-democratico, che mette a rischio i diritti civili europei e le nostre modalità di convivenza sociale. La definizione di remigrazione offerta dalla serissima Treccani non lascia dubbi: «Eufemismo per ritorno forzato di persone immigrate nel loro Paese d’origine».

Insomma, non c’entrano eventuali uomini e donne che scelgono volontariamente di “tornare a casa”, semmai c’entra un piano di espulsione su larga scala da attuare in Europa. Come si fa per finire nella lista dei candidati alla deportazione? Basta che il livello di integrazione (concetto quanto mai manipolabile) di un cittadino di origine non comunitaria sia giudicato inadeguato dai suprematisti che si ritengono “bianchi doc”. In altre parole, si tratta di un aggiornamento di pregiudizi e giudizi razzisti (più o meno datati) che speravamo di aver cancellato dal disco fisso della storia; anche perché richiamano alla mente il ventennio novecentesco dominato, a colpi di lager, dal nazifascismo.

Un progetto basato su criteri etnico-razziali e “culturali”

La cosiddetta remigrazione è dunque un progetto radicale di estrema destra, usato massicciamente in questi termini da un paio anni. Basato su criteri etnico-razziali e “culturali”, minaccia i principi della civiltà giuridica, quelli sanciti a livello internazionale da tanti trattati. Non a caso quella parola manda in visibilio la porzione nazifascistoide d’Europa e la fazione trumpiana statunitense. Per esempio, piace a partiti come Alternative für Deutschland (AfD, sospettato di derive neo-hitleriane) in Germania. In Italia, è gradita ad alcuni piccoli partiti di ultradestra; e soprattutto piace alla Lega, che su questo fronte esibisce entusiasmo e sta preparando un progetto di legge remigrazionista (col consenso del suo leader Matteo Salvini, come scrive Il Foglio). Intanto su questo fronte, nella coalizione del Governo Meloni il partito Fratelli d’Italia si nota per il suo silenzio che sa di assenso; mentre Forza Italia non gradisce ma sonnecchia.

Il risultato? Nel 2026 anche in Italia i remigrazionisti stanno diventando sempre più rampanti, senza alcuna remora nell’esibirsi pubblicamente. E guai a chi si indigna. Per esempio, il 2 aprile scorso l’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha sospeso per 4 o 5 giorni, a seconda dei casi, 32 parlamentari di tre partiti di opposizione. L’imputazione: il 30 gennaio scorso avevano occupato la sala stampa della Camera per bloccare una conferenza sulla remigrazione, organizzata dal deputato leghista Domenico Furgiuele. L’hit-parade dei relatori previsti era di alto livello nel giro degli estremisti: il portavoce di CasaPound Luca Marsella, l’esponente del gruppo neonazista Veneto Fronte Skinheads Ivan Sogari, l’ex membro di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara, membro del movimento Rete dei Patrioti.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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