Dai robot baristi all’I.A. medica e industriale, le fiere mostrano a Hong Kong una Cina che integra l’intelligenza artificiale in prodotti già funzionanti, accessibili e pronti per il mercato
Un robot umanoide prepara un espresso in meno di due minuti. La mattina fa il barista, il pomeriggio lavora in una fabbrica a Shenzhen, la sera fa il commesso. Non è una demo della Silicon Valley: è quello che si vede questa settimana al Convention Centre di Hong Kong, dove InnoEX e l’Electronics Fair Spring Edition riuniscono oltre 2.800 espositori da 27 Paesi, nella più grande vetrina globale dell’innovazione di Hong Kong, dove però a colpire è sopratutto la tecnologia cinese.
Il parco dei robot
Il cuore della fiera è il RoboPark: oltre cento robot funzionanti schierati in un unico padiglione, con quattro delle cinque più grandi tech company al mondo di robot-umanoidi. Ci sono i quadrupedi di Unitree che corrono a cinque metri al secondo, i robot da consegna di Rice Robotics, startup di Hong Kong con già 500 unità adottate anche in Giappone, e cani robot che reagiscono alle emozioni della voce umana. Accanto, un radar grande quanto un libro “legge” il battito cardiaco senza toccare il corpo, una maschera neurale usa EEG e intelligenza artificiale per analizzare il sonno, mentre un drone volante con braccio robotico pulisce i canali di drenaggio prima delle piogge. Dalla salute alla logistica aerea, fino alla domotica e all’intelligenza artificiale: la concentrazione di startup da Shenzhen, in Cina, a Hong Kong che si vede in questa fiera non mostra solo che l’I.A. è ovunque: quello si sapeva. La novità è che qui l’intelligenza artificiale è integrata in oggetti che costano poco, funzionano e sono già in vendita. Per l’industria occidentale, il gap tecnologico con la Cina si sta misurando in prodotti, non più solo in brevetti.

L’I.A. protagonista dei prodotti “reali”
È esattamente la tesi di un recente editoriale del New York Times firmato da Sebastian Mallaby, che titola senza giri di parole: non possiamo batterli. Secondo Mallaby non sarà la potenza dei modelli I.A. a decidere la gara, ma la capacità di inserire l’intelligenza artificiale nei prodotti reali. Esattamente quello che Hong Kong sta mostrando al mondo nelle sue due vetrine tech. Un altro esempio arriva dall’Hong Kong Generative AI Lab, nato dalla collaborazione con la Hong Kong University of Science and Technology, che presenta un modello di linguaggio locale chiamato Hong Kong Chat: parla inglese, cinese e cantonese, è gratuito, conta 80.000 utenti ed è pensato come progetto diverso da ChatGPT e DeepSeek. In fiera anche mini-pc cinesi di Greatwall con supporto nativo a Open Claw, il modello AI cinese, pensati per far girare l’intelligenza artificiale in locale senza cloud, un’alternativa al Mac Mini a prezzi molto più bassi.

Tutto quello che ci ha colpito
- Il primo unicorno robotico di Shenzhen fa il barista e l’operaio. Il robot si chiama Alphabot Cube, lo produce Agibot, valutata 10 miliardi di yuan. Ha un foundation model proprietario che gli dà percezione a 360 gradi e comprensione vocale: un unico hardware per molteplici scenari, invece di una macchina per ogni compito. Il colosso dei pannelli HKC ha ordinato 1.000 unità per le sue fabbriche, il più grande ordine commerciale singolo nel settore dell’embodied AI. Nei parchi di Shenzhen lo stesso robot serve caffè e gelato ai passanti. L’abbiamo assaggiato: approvato da italiano.
- L’I.A. che opera al posto del chirurgo (e scrive anche il referto). Un istituto di ricerca di Hong Kong ha sviluppato un modello AI multimodale che analizza il video stream della broncoscopia in tempo reale, individua tumori e anomalie e genera automaticamente il report post-operatorio. Un’operazione che prima richiedeva 60-80 minuti tra intervento e scrittura del referto viene drasticamente ridotta perché il report si scrive “da solo” durante la procedura.
- L’elettrocardiogramma senza toccare il corpo. Un gruppo di ricerca legato all’Università di Scienza e Tecnologia della Cina porta un sistema di monitoraggio cardiaco completamente contactless. Un piccolo radar da parete rileva le micro-vibrazioni del cuore e le incrocia con un database AI costruito su oltre 30.000 pazienti clinici. Niente elettrodi, niente smartwatch, niente anelli. La promessa è passare dalla cura della malattia alla prevenzione di massa. L’abbiamo provato: qualche anomalia rilevata, probabilmente, ci hanno rassicurato, per aver camminato troppo quel giorno.
- Il dispositivo acustico che bypassa il timpano. Da Hong Kong arriva Dai3mini: un apparecchio basato su un materiale speciale, plastica e metallo combinati, coperti da 30 brevetti, che trasmette il suono attraverso il corpo per conduzione ossea. Già in uso in oltre 2.000 pazienti negli ospedali della Hong Kong Hospital Authority. La versione con AI impara le abitudini dell’utente: in un supermercato rumoroso riduce il rumore ambientale, in biblioteca amplifica tutto. Senza toccare nulla.
- Il primo drone con braccio robotico mostrato a Hong Kong. Un velivolo pesante equipaggiato con un braccio robotico per operazioni in aree elevate e pericolose. Prima della stagione delle piogge, ispeziona i sistemi di drenaggio e rimuove ostruzioni direttamente. Autonomia: oltre 12 km con un singolo carico di batteria.
- Il cane robot che si offende se gli dai del grasso. Allo stand di un’azienda di Hong Kong, un piccolo quadrupede robotico risponde ai comandi vocali via cloud. Ha una personalità: se gli dici che è grasso, si arrabbia e batte le zampe a terra. L’I.A. è proprietaria, non solo la cinese DeepSeek. Il vantaggio di questa versione mini: entra in uno zaino.



