[ad_1] L’attenzione francese verso il nucleare non nasce però con il presidente Macron. A differenza di paesi quali l’Italia, la Francia non ha mai chiuso le sue centrali nucleari. Attualmente il parc nucléaire francese si compone di un totale di…
L’attenzione francese verso il nucleare non nasce però con il presidente Macron. A differenza di paesi quali l’Italia, la Francia non ha mai chiuso le sue centrali nucleari. Attualmente il parc nucléaire francese si compone di un totale di 56 reattori ad acqua pressurizzata (REP), detti “di seconda generazione”, e un reattore EPR (European Pressurized water Reactor) ancora in fase di costruzione a Flamanville, nel nord del Paese, detto “di terza generazione”. Circa il 70% dell’energia del paese deriva dal nucleare.
Il lento riavvicinamento dell’Italia
“L’Italia sta affrontando con realismo e responsabilità la possibilità di reintrodurre la produzione di energia nucleare nel proprio mix energetico”, ha dichiarato al vertice il ministro Pichetto Fratin.
Dopo il disastro alla centrale di Chernobyl nel 1986, un referendum avvenuto l’anno successivo portò l’Italia a dismettere progressivamente tutte le sue centrali nucleari. Ironicamente, il paese è oggi uno dei principali importatori europei di elettricità prodotta da energia nucleare, proveniente soprattutto da Francia e Svizzera. Quando non importa elettricità, l’Italia dipende fortemente dalle importazioni di gas (la principale fonte energetica del paese) e di petrolio. In altre parole, il paese è ancora lontano dal garantire una reale sovranità energetica: circa il 74% dell’energia consumata in Italia è importata.
Intervistato da Wired Italia, il ministro Pichetto Fratin ha dichiarato che la “situazione attuale sta dimostrando tutta la debolezza di dipendere completamente da alcune parti del mondo. Quindi ora più che mai il nucleare è una strada” intrapresa dall’Italia.
Nel 2023, il paese ha infatti iniziato a muoversi lentamente verso l’energia nucleare. Primo passo: il via libera della Camera alla mozione di maggioranza che impegna il governo a valutare l’opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare. Questa decisione è stata seguita dalla creazione della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, “che ha riunito le migliori competenze tecnico-scientifiche del Paese, consentendo di inserire, per la prima volta, lo scenario nucleare nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima”, come ha dichiarato il ministro Pichetto Fratin. Nel 2025 è poi stata creata Nuclitalia, una società (detenuta da Enel, Ansaldo Energia e Leonardo) dedicata allo sviluppo del nucleare.
Al vertice, Pichetto Fratin ha aggiunto che, a ottobre scorso, “abbiamo presentato al Parlamento una proposta di legge delega sull’energia nucleare sostenibile, oggi in discussione, che definirà quadro di programmazione nazionale, governance, rafforzamento dell’autorità di sicurezza e disciplina dell’intero ciclo di vita, inclusa la gestione dei rifiuti. Abbiamo scelto di costruire prima un quadro regolatorio chiaro e credibile, e assumere successivamente decisioni industriali“.
E aggiunge: “Le ipotesi elaborate prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 gigawatt, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%”. Detto diversamente: nei prossimi vent’anni l’Italia dovrebbe dotarsi di reattori nucleari sul territorio nazionale.
