Un lavoro di precisione millimetrica
Le macchine di Pisa originali funzionavano in modo relativamente semplice: si applicava un grande peso e si generava trazione. Ma per la Garisenda non basta più. “A Pisa il sistema era molto grossolano”, racconta Bruni. “Applicava grandi carichi in modo poco controllato”. Per la Garisenda invece serve una precisione estrema e per questo sono stati introdotti i martinetti: dispositivi che funzionano come un cric, ma su scala gigantesca. “Possiamo applicare il carico che vogliamo, ma con una gradualità molto lenta”, spiega. “Ogni piccolo movimento ci permette di verificare come reagisce la torre”. E qui sta il punto: non esiste un valore “giusto” di trazione deciso a priori. “Non sappiamo qual è la gradualità necessaria: ce lo dice la torre”.
Un cantiere strettissimo (e un problema di geometria)
A Pisa le macchine erano a circa 100 metri di distanza, con un tiro quasi orizzontale. A Bologna lo spazio è ridotto e i tralicci saranno a circa 10 metri dalla torre. Per compensare, verranno rialzati: “Dobbiamo tirare esclusivamente in orizzontale”, spiega Bruni. “Un tiro inclinato peggiorerebbe le sollecitazioni al piede, che è la parte più fragile”. Il basamento, che si sta lentamente schiacciando, è infatti il vero problema.
Parallelamente al sistema di trazione, verrà consolidato il terreno con iniezioni di malta nel sottosuolo, per riempire i vuoti e ricostruire la capacità portante. “Siamo certissimi che all’interno ci siano dei vuoti”, dice Bruni. “Il materiale si è disgregato nel tempo”. L’obiettivo, chiaramente, non è raddrizzare la torre, ma fermarla. Oggi la Garisenda pende di circa 4 gradi, più della torre di Pisa. E continuerà a pendere, ma se tutto funzionerà a dovere, smetterà di muoversi.
Un’operazione guidata dai dati
Ogni fase del lavoro sarà monitorata in tempo reale. La torre è già oggi piena di sensori che registrano ogni minimo movimento: giornaliero, stagionale, legato al vento o alla temperatura. “La torre si muove anche per effetto del sole”, spiega Bruni. “Si dilata e si contrae”. Per questo è stato sviluppato un modello predittivo che tiene conto anche del meteo. “Abbiamo costruito modelli matematici che riproducono il comportamento reale della torre”, dice. “E li abbiamo verificati confrontandoli con i dati misurati”. Questo permette una cosa fondamentale: isolare l’effetto della trazione da tutti gli altri fattori. “Sappiamo distinguere cosa è dovuto al tiro e cosa no. Ed è questo che ci permette di intervenire in sicurezza”.

