Mentre il concetto e il verificarsi di una guerra ibrida diventano questioni all’ordine del giorno, così come le minacce alla cybersicurezza, l’Italia punta alla sovranità digitale, come già stanno facendo altri paesi europei, entrando nell’era della soft intelligence.
Questa trasformazione risponde a una necessità certificata anche dal report Global Risks 2026 del World Economic Forum, ovvero, saper far fronte al sabotaggio ibrido delle infrastrutture critiche dal momento in cui le minacce alle reti elettriche, i flussi finanziari e le infrastrutture digitali sono diventati i nuovi campi di battaglia. In questo scenario, la sicurezza si traduce nel garantire la continuità della vita quotidiana, e non solo nella difesa dei confini e dei territori. Un esempio recente è l’attacco informatico all’Università La Sapienza di Roma che ha bloccato esami, pagamenti e prenotazioni.
Come l’Italia sta riorganizzando i servizi segreti
Minacce in rete
Per affrontare questa mutazione, il governo Meloni ha ridefinito l’architettura della sicurezza nazionale elevando a pilastri portanti il contrasto alla disinformazione e la gestione dell’intelligenza artificiale. Con il via libero definitivo dello scorso 16 gennaio, il Paese ha infatti varato un rafforzamento dei servizi segreti che risponde direttamente a queste tensioni crescenti.
“L’ambito digitale è sempre più strategico”, spiega Mario Caligiuri, direttore del master in Intelligence dell’Università della Calabria e presidente della Società italiana di intelligence. Sotto il paradigma Draghi, la sicurezza cyber era stata affidata all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), un organo tecnico che si occupa di resilienza informatica per proteggere le infrastrutture critiche da attacchi che potrebbero bloccare servizi essenziali come banche o ospedali. Oggi la tendenza si inverte e il dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis) si riprende la scena.
I quattro pilastri della difesa digitale
Nell’ambito della nuova riorganizzazione delle competenze il professor Caligiuri sottolinea la presenza di quattro pilastri: “C’è il fronte dell’Acn che cura la resilienza, quello dell’ordine pubblico gestito dalla polizia di Stato, il bilancio della difesa sotto il ministero della Difesa e, infine, l’ambito della sicurezza nazionale che fa capo al Dis”.
Si tratta di competenze già delineate in passato, ma che con questo provvedimento vengono potenziate per rispondere a un contesto profondamente mutato. “Le tecnologie sono diventate molto più avanzate – aggiunge Caligiuri – e quindi c’è bisogno di utilizzare nuovi strumenti per tutelare efficacemente la sicurezza nazionale in ambito cyber”.
Soft power e disinformazione sono temi di sicurezza nazionale
Tra le criticità maggiori per la stabilità sociale spicca oggi il fenomeno della disinformazione, una minaccia che l’Italia ha deciso di affrontare elevandola a questione di sicurezza nazionale. Il Paese riconosce che le campagne di manipolazione che viaggiano sui social e nelle “reti chiuse” rappresentano un tentativo deliberato di destabilizzare l’ordine pubblico.
