Cowboy Space ottiene 275 milioni di dollari per costruire centri dati nello spazio Il crescente bisogno di capacità di calcolo per applicazioni di intelligenza artificiale sta spingendo imprenditori del settore tecnologico a guardare verso lo spazio. Tuttavia, un ostacolo cruciale…
Cowboy Space ottiene 275 milioni di dollari per costruire centri dati nello spazio
Il crescente bisogno di capacità di calcolo per applicazioni di intelligenza artificiale sta spingendo imprenditori del settore tecnologico a guardare verso lo spazio. Tuttavia, un ostacolo cruciale si presenta: non ci sono sufficienti razzi disponibili per collocare i centri dati in orbita terrestre, e quelli esistenti risultano troppo costosi per un’implementazione su larga scala.
La sfida dei razzi
Diverse aziende sperano che il razzo Starship di SpaceX, imminente protagonista di un test cruciale, possa risolvere il problema della scarsa capacità di lancio. Tuttavia, anche se Starship diventerà operativo, potrebbero passare anni prima che il suo utilizzo commerciale sia una realtà, a causa delle priorità interne di SpaceX per il lancio di satelliti. Un’altra opzione, il razzo New Glenn di Blue Origin, ha recentemente deluso nel suo terzo lancio, aggravando ulteriormente le prospettive del settore.
Le attuali soluzioni per i centri dati spaziali si concentrano su progetti a lungo termine, come il Suncatcher di Google previsto per il 2030, o su iniziative di elaborazione ai margini per sensori spaziali, come nella proposta della startup Starcloud.
Cowboy Space: un nuovo approccio
In questo contesto, Cowboy Space Corporation si distingue per il suo approccio innovativo. Il fondatore e CEO Baiju Bhatt ha recentemente annunciato la chiusura di un round di raccolta fondi da 275 milioni di dollari, valutando l’azienda a 2 miliardi di dollari. Questa somma servirà come primo passo verso lo sviluppo di un programma di razzi proprietari, con l’obiettivo di effettuare il primo lancio entro la fine del 2028.
Originariamente fondata nel 2024 come Aetherflux con l’intento di raccogliere energia solare in orbita da trasmettere sulla Terra, la startup ha presto realizzato che l’elettricità sarebbe potuta essere utilizzata direttamente in orbita. Bhatt ha dovuto affrontare una dura verità: la capacità di lancio disponibile non era sufficiente per supportare un modello di business sostenibile. La mancanza di razzi però non ha scalfito il suo ottimismo su un futuro per aiuti diretti nello spazio.
Un mercato in espansione
Secondo Bhatt, l’interesse per l’IA continuerà a crescere, rendendo cruciale l’espansione della capacità di elaborazione in orbita. Cowboy Space mira a sfruttare questa crescente domanda, proponendo una specifica progettazione dei razzi, integrando i centri dati direttamente nella seconda fase del razzo stesso. Questo approccio non solo semplifica il design, ma riporta in auge un metodo di costruzione utilizzato per il primo satellite statunitense, Explorer 1, che era esso stesso parte di un razzo.
Ogni satellite progettato da Cowboy Space avrà una massa di 20.000-25.000 kg e una potenza di 1 MW, alimentando sino a 800 GPU. Il razzo sarà più potente del Falcon 9, ma non raggiungerà le dimensioni del Starship, che rimane ancora in fase di sviluppo.
Conclusione: impatto sul futuro tecnologico
Cowboy Space si sta posizionando per un’entrata diretta nel mercato dei lanci spaziali, affrontando giganti come SpaceX e Blue Origin. La sfida non è semplice, ma la visione di Bhatt resta chiara: sfruttare l’innovazione per rispondere a bisogni futuri di elaborazione. Questa evoluzione potrebbe avere ripercussioni significative, anche per aziende italiane interessate a espandere la propria operatività e presenza nel settore tecnologico e spaziale, offrendo nuove opportunità per settore ICT e green tech. Con un mondo sempre più dipendente dall’IA, il futuro dei centri dati nello spazio potrebbe risultare cruciale per un’era tecnologica sostenibile.
