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Il debito della propaganda di Israele, la reazione degli influencer ingaggiati (e mai pagati) durante i bombardamenti a Gaza

di webmaster | Mar 12, 2026 | Tecnologia


La direzione per la diplomazia pubblica israeliana avrebbe contratto debiti per milioni di dollari verso aziende private e personaggi ingaggiati nella propaganda di Israele su quanto stava avvenendo nella Striscia di Gaza nei giorni peggiori del genocidio. La denuncia è stata resa nota da un’inchiesta del giornale israeliano Calcalist, che ha raccolto diversi documenti e testimonianze relative ad attività di comunicazione e lobbying delle settimane successive all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Ci sono aziende che, in accordo con il governo israeliano, hanno comprato attrezzature e predisposto studi dove realizzare interviste anche al premier israeliano Benjamin Netanyahu in persona. Ci sono influencer dal largo seguito messi sotto contratto per diffondere messaggi favorevoli all’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Ci sono persone mandate alle manifestazioni per la Palestina in giro per il mondo con l’obiettivo di trasformarle in momenti di scontro. Ora alcune di queste realtà hanno fatto causa alla direzione per la diplomazia pubblica nazionale di Israele, nota con il termine ebraico Hasbara. Una storia che mette in luce quanto sia pervasiva e costosa la macchina della propaganda israeliana.

Il debito della propaganda israeliana

Cos’è l’Hasbara

Il termina Hasbara, in ebraico, significa “spiegazione”. Nello stato di Israele ha sempre fatto riferimento alla comunicazione nazionale e internazionale delle politiche di governo e si è spesso trasformata in un’esaltazione delle stesse. Ecco perché, con il passare del tempo, il termine è stato associato sempre più alla parola “propaganda”.

Le risorse destinate a questo tipo di comunicazione sono ingenti. Basti pensare che presso il ministero degli Esteri israeliano esiste un’apposita divisione che se ne occupa, la direzione per la diplomazia pubblica nazionale. Il suo stanziamento per il 2025 è stato di 150 milioni di dollari e per il 2026 sono stati sbloccati nuovi finanziamenti che faranno impennare la cifra a 729 milioni di dollari. L’immagine internazionale di Israele, a due anni e mezzo dall’inizio del genocidio nella Striscia di Gaza e in parallelo con i bombardamenti sul Libano e l’Iran, è in effetti in costante discesa e il governo ha deciso di correre ai ripari.

Già dai primi giorni successivi al 7 ottobre 2023, il governo israeliano si è speso per dare un’immagine positiva delle sue azioni. Il giornale israeliano +972 Magazine ha rivelato la creazione di un’apposita cellula di legittimazione incaricata di setacciare ogni informazione proveniente dalla Striscia di Gaza per costruire campagne volte a screditare il popolo palestinese e giustificare gli attacchi israeliani.

L’Hasbara al servizio del massacro dei gazawi

L’Hasbara in questi ultimi due anni è avvenuta anche attraverso la mobilitazione di attori terzi, non collegati direttamente al governo. Milioni di euro sono finiti nelle casse di agenzie di comunicazione, influencer e aziende private come Google e YouTube per realizzare contenuti celebrativi dell’operato israeliano, indicizzarli in cima ai motori di ricerca e screditare realtà come l’Unrwa, come denunciato nel 2024 da Wired Italia. Ora però stanno sorgendo problemi con alcune delle realtà reclutate per l’Hasbara per un motivo molto semplice: il governo israeliano non le avrebbe pagate.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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