Non solo: se il controllo effettivo dovesse passare ai nuovi azionisti (cioè ai venditori di Step Distinctive), il Nasdaq potrebbe considerare Rich Sparkle come una “nuova società” imponendo una nuova domanda di quotazione; l’intero accordo è subordinato a una valutazione minima di 900 milioni di dollari per Step Distinctive, sotto alla quale il deal potrebbe decadere, segno che – nonostante l’entusiasmo – l’operazione non è ancora definitivamente blindata.
La trasformazione lampo
Al centro dell’accordo c’è – come abbiamo – detto Rich Sparkle Holdings, società finora pressoché sconosciuta, quotata al Nasdaq solo a luglio 2025 e che aveva raccolto fondi vendendo 1,25 milioni di azioni a 4 dollari ciascuna (l’anno prima aveva incassato meno di 6 milioni di dollari, come riporta Forbes). Rich Sparkle Holdings ha inevitabilmente legato il suo destino alla potenza mediatica del creator più seguito al mondo e descritto l’operazione come più di una semplice acquisizione azionaria: “È una rivoluzione nel modello globale di e-commerce dei contenuti, che combina l’influenza globale di Khaby con capacità operative industriali”.
Sulla carta, si tratta di una convergenza perfetta tra social e finanza. Nella pratica, questa operazione non risulta del tutto chiara, almeno stando ad alcuni osservatori internazionali.
Il primo punto critico riguarda proprio la metamorfosi societaria: l’avvocata statunitense Brenda Hamilton, specializzata in diritto dei mercati finanziari, ha evidenziato come il cambio di attività dichiarata e l’emissione massiccia di azioni in tempi rapidi possano rappresentare un campanello d’allarme. Quando una società cambia pelle troppo in fretta, passando da un business all’altro, il rischio è che il mercato non riesca a valutare correttamente i fondamentali.
In altre parole: quanto vale davvero l’operazione? E su quali basi si fonda la valutazione?
Il rischio hype
Dopo l’annuncio, il prezzo delle azioni di Rich Sparkle è salito di oltre il 650%, raggiungendo i 180,64 dollari il 15 gennaio. Secondo Forbes, il patrimonio di Khaby Lame, carte alla mano, è salito di 6,6 miliardi di dollari grazie all’aumento del titolo, ma poiché la divulgazione di informazioni di società straniere è limitata, non è chiaro se abbia venduto le azioni quando i prezzi hanno raggiunto il massimo storico. Successivamente, il loro valore è crollato del 77%.
Il noto investitore Jim Chanos (fondatore di Kynikos Associates e famoso per aver previsto il crollo di Enron prima che avvenisse) ha evocato uno scenario già visto: piccole società con flottante limitato che registrano impennate rapide grazie all’entusiasmo del mercato, salvo poi correggere bruscamente. Prima la corsa all’acquisto alimentata dalla narrazione, e poi il rischio di un rientro violento quando l’attenzione cala. Prima l’hype, poi la volatilità. E gli esperti ritengono che la valutazione dipenda troppo dalla popolarità di Khaby Lame su TikTok, con conseguenti rischi per gli investitori.
Creator economy vs. mercato regolato
Il punto non è il valore di Khaby Lame come fenomeno creativo e imprenditoriale. Anzi: il tiktoker ha già dimostrato di saper trasformare la viralità in un impero globale fatto di endorsement, collaborazioni e licenze. Ma portare quel capitale simbolico dentro un apparato finanziario quotato significa sottoporlo a logiche (molto) diverse, fatto di numeri, prospetti, bilanci. Quando questi due universi si incontrano, il cortocircuito è possibile.


