Ci vediamo tra dieci minuti. Conta fino a dieci, prima di arrabbiarti. I dieci comandamenti, la maglia numero dieci. Le top 10. Da uno a dieci, quanto di fa male? Potremmo andare avanti a lungo, ma il concetto è chiaro: tutti i numeri sono uguali, ma il dieci è un po’ più uguale. È un’unità di misura universale per la nostra pazienza, la nostra fede, il nostro talento calcistico, il nostro dolore. È un numero che usiamo per mettere ordine nel caos, per dare un voto alle cose, per darci un limite. Ma è anche molto di più, come racconta Luisa Girelli, psicologa e docente di neuropsicologia dello sviluppo all’Università di Milano Bicocca, autrice di Dieci. Un numero che conta (Il Mulino, 2026), un libro che “usa” il dieci come pretesto per parlare di noi, di come siamo fatti e di come la nostra biologia plasmi la cultura in modi che spesso ignoriamo. Perché se la ragione per cui il sistema decimale domina il mondo – dalle misure ai soldi, fino alle nostre pagelle – è naturalmente legata all’anatomia, e in particolare al numero delle dita delle mani, dietro al dieci c’è molto altro. Nel libro, la narrazione è affidata a un bambino di quasi dieci anni (ovviamente), un espediente che permette all’autrice di smontare con ingenuità e rigore scientifico le nostre certezze sui numeri; e dietro la narrazione c’è la neuroscienza, quella che spiega perché “sentiamo” le quantità prima ancora di saperle contare, e perché la matematica, spesso temuta e odiata a scuola, è in realtà un’esperienza prima di tutto fisica, “incarnata” nel nostro corpo. Abbiamo parlato con l’autrice per capire come e perché questo numero sia diventato così straordinario per la nostra specie.
Professoressa Girelli, partiamo dalla base – letteralmente: perché proprio il dieci? È davvero tutta colpa delle dita?
Diciamo che le dita sono un ottimo punto di partenza. Tutti gli esseri umani hanno potenzialmente dieci dita, e in ogni civiltà si inizia a contare usando le dita. È una motivazione biologica forte che è stata associata al successo del sistema a base dieci, anche se non è l’unico possibile: molte popolazioni hanno usato sistemi diversi. Tuttavia, la base dieci ha avuto un successo culturale prevalente, complice anche l’introduzione dello zero e del sistema posizionale, che ci permette di creare infiniti numeri partendo da pochi elementi.
D’altronde, però, avremmo anche potuto fermarci al cinque, le dita di una sola mano, o arrivare al venti, le dita di mani e piedi. Perché è venuto fuori proprio il dieci?
Credo che sia una questione legata in qualche modo alla praticità del numero dieci rispetto all’esperienza quotidiana. Il dieci è un numero “giusto”, che si presta bene a un’ampia gamma di esigenze. Non è troppo piccolo, come il cinque, ma non è neanche troppo grande, come il venti: se avessimo adottato la base venti avremmo dovuto mandare a memoria venti cifre da usare per costruire tutte le altre. Sarebbe stato meno pratico.



