Con l’allontamento di Makhlouf da Assad, l’accentramento di potere nel ramo delle telecomunicazioni ha riguardato direttamente Assad e la moglie Asma fino alla caduta del regime. Ma ciò che è avvenuto dopo l’8 dicembre 2024 è tutt’altro che uno stravolgimento. “L’élite al potere oggi, proveniente dalla Siria nordoccidentale e legata al presidente al-Sharaa e al suo influente ministro degli Esteri, Assad Shaybani, aveva una struttura di telecomunicazioni a Idlib molto legata all’intelligence turca. Nello spostamento verso Damasco, molto del vecchio apparato delle telecomunicazioni è rimasto invariato. Perfino il logo di Syriatel è lo stesso, con la differenza che la bandiera all’interno ha cambiato colore. Ciò che invece è veramente diverso è che, venuti meno Makhlouf e gli Assad, il potere è più frammentato. C’è un insieme di personaggi che stanno cercando di capire come guadagnare il più possibile, come prendersi più commissioni possibili”.
L’inchiesta su Hazem al-Sharaa, fratello del presidente
A gestire la macchina in cui si smistano gli investimenti c’è Hazem al-Sharaa, fratello maggiore. Ufficialmente non ricopre alcuna figura all’interno del governo, ma è stato oggetto di controversie che riguardano la gestione dello Stato da parte della nuova leadership. Lo scorso luglio, un’inchiesta di Reuters ha rivelato l’esistenza di un “comitato segreto” operante al di fuori delle logiche istituzionali e presieduto proprio da Hazem al-Sharaa e da un imprenditore libanese sotto pseudonimo che avrebbe operato direttamente su asset nazionali. Secondo l’inchiesta, questo comitato — la cui esistenza non è mai stata annunciata né al parlamento né al pubblico, nonostante avesse accesso diretto alle risorse strategiche del paese — avrebbe negoziato l’acquisizione di asset per oltre 1,6 miliardi di dollari, tra cui aziende controllate dall’élite dell’era Assad. Tra queste, c’era anche Syriatel, valutata almeno 130 milioni di dollari. “Gli attori che oggi sono al potere a Damasco hanno l’obiettivo di controllare per conto terzi il più possibile le risorse interne, anche quelle della telefonia, perché sanno che è un grande business. Spesso le società acquirenti non sono esclusivamente straniere, ma formate da conglomerati di capitali sotto società registrate negli Stati Uniti ma controllate, per esempio, da siriani della diaspora o da imprenditori del Qatar o dell’Arabia saudita”, continua Trombetta.
Il rischio di passare da una dittatura a un’oligarchia
Seguire con attenzione l’evoluzione del settore delle telecomunicazioni — una delle poche infrastrutture rimaste operative durante mezzo secolo di Assad e di guerra — è utile a leggere le trasformazioni in corso in Siria. Alla caduta degli Assad auspicata dagli Stati Uniti in chiave anti-Iran e testimoniata dalla stretta di mano tra Donald Trump e al-Sharaa lo scorso anno a Washington, non sembra essere seguito molto, almeno sinora. Al contrario, la Siria resta probabilmente la più grande incognita del Medioriente. In questo quadro, “il governo della Siria, da un punto di vista attuale, è visto come uno strumento predatorio”, dice Lorenzo Trombetta. “Si governa per poter mettere le mani sulle risorse e accumulare i costi di transazione nei vari accordi. Si governa anche con l’idea di aver vinto una guerra e di aver quindi diritto più di altri siriani a ottenere benefici. Non con un’ottica di redistribuzione equa”.


